Coltiviamo la città – Coltiviamo la scuola: Interventi e contributi

In questa pagina sono presenti gli interventi al dibattito del 25 febbraio 2014 e alcuni contributi inviati successivamente.

Il dibattito resta aperto a quanti intendono contribuire a un processo di progettazione organizzato che prevede il coinvolgimento dei cittadini per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva secondo la Strategia Europa 2020.

Indice degli interventi

PRESENTAZIONE

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO PILOTA

Nathalie Grenon

Curriculum

STORIA DEL PROGETTO PILOTA
Associazione RES Ricerca Educazione Scienza

Raffaella Morichetti (Presidente)

Curriculum

LA HIGH LINE DI NEW YORK

Elizabeth Fain La Bombard

Curriculum

DIBATTITO

1. Apertura

Apre e coordina gli interventi

Federico Fazzuoli

Curriculum

2. Nuovi Paesaggi Urbani

Nicolò Bassetti

Curriculum

3. Kanso – Innovazione e processi di cambiamento

Andrea Granelli (Presidente)

Curriculum

4. Sapienza Università di Roma / MUSIS

Luigi Campanella

Curriculum

5. Associazione Coltiviamo

Vanna Roberta Forconi (Presidente)

Scarica la presentazione

Curriculum

6. Fondazione Campagna Amica

Daniele Taffon

Curriculum

7. Labsus, Laboratorio per la Sussidiarietà

Maria Teresa Rosito (Vice Presidente)

Curriculum

8. ARSIAL Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio

Immacolata Barbagiovanni

Scarica la presentazione

Curriculum

9. ENEA

Patrizia Menegoni

Curriculum

10. AIAB Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio

Marta Di Pierro

Curriculum

11. Istituto Tecnico Agrario Statale Garibaldi

Paola Fioravanti

Curriculum

12. Tema: Biodiversità e giardini

Maria Cristina Leonardi

Curriculum

13. Tema: Arte contemporanea

Ludovico Pratesi

Curriculum

14. formicablu – Agenzia di comunicazione della scienza

Francesca Conti

Curriculum

15. Bike Square

Giuseppe Teano

Curriculum

16. Associazione Progetto ITACA Roma

Guido Valentini

Curriculum

17. Sapienza Università di Roma / Roma Tre

Giuseppe Carrus, Francesca Federico, Sabine Pirchio

Scarica la presentazione

Curriculum

18. 100 classi – Rete interscolastica del Lazio per la cultura scientifica e tecnologica

Nadia Petrucci (Dirigente Scolastico scuola capofila Istituto “Confalonieri–De Chirico” di Roma)

Curriculum

19. Associazione RES

Carlo Lanza

Curriculum

20. Associazione RES

Giulia Ceribelli

Curriculum

21. Associazione RES

Simone Tibollo

Curriculum

Indice dei contributi

1. ISPRA – Dipartimento Difesa della Natura

Beti Piotto


Storia del Progetto Pilota “Coltiviamo la città”

ASSOCIAZIONE RES Ricerca Educazione Scienza – Raffaella Morichetti (Presidente)

L’Associazione RES, nata nel 2005, opera per sviluppare la partecipazione civica e la cittadinanza scientifica attiva, che è esercizio informato dei diritti di cittadinanza. RES promuove e sostiene le autonome iniziative dei cittadini che si attivano nell’interesse generale per la produzione, la cura e la valorizzazione dei beni comuni secondo il principio di sussidiarietà, previsto dall’art. 118 della Costituzione.

Dal 2005 RES sostiene varie iniziative sul tema della città sostenibile, in particolare il Progetto Pilota “Coltiviamo la città”, che prende forma nel quadro dell’Agenda 21 dopo gli Stati Generali di Roma Capitale. A una prima conferenza urbanistica sul futuro della nostra città, tenuta l’8-9 aprile 2010, fa seguito l’invio di un progetto RES a Roma Capitale per la partecipazione della società civile alla città sostenibile. Non ricevendo risposta, nel quadro dell’Agenda 21 l’iniziativa viene sviluppata con l’arch. Nathalie Grenon, Segretario Generale dell’Associazione, nel Progetto “Coltiviamo la città” per intervenire in punti critici del territorio nell’ottica della riqualificazione ambientale e con il beneficio della massima sinergia in ogni Municipio. Nel 2011, in riferimento all’adesione del Comune di Roma all’Agenda 21, il III Municipio (ora II) condivide in accordo con la Giunta Municipale obiettivi e finalità del progetto pilota intitolato inizialmente “Agricoltura Urbana per una città sostenibile”, quindi dal 2012 “Coltiviamo la città”, finalizzato al recupero di aree degradate e/o in stato di abbandono da trasformare in aree verdi a servizio della qualità della vita dei cittadini, elaborato avvalendosi della collaborazione e consulenza offerte a titolo gratuito dallo studio Sartogo. La presentazione pubblica del 25 maggio 2013, in cui il Progetto è promosso dalle associazioni RES e Coltiviamo, raccoglie il supporto del Presidente del III Municipio Dario Marcucci e l’interesse comune: i cittadini cominciano a partecipare avviando un percorso simile all’iniziativa “Friends della High Line” di New York, come racconta l’articolo Giardini agronomici: la rivoluzione verde parte dalle grandi città. L’iniziativa vede quindi la collaborazione attiva della Fondazione Campagna Amica e “Coltiviamo la città” è illustrato da Nathalie Grenon nella manifestazione “Orto amico. La passione degli orti in città”, tenuta il 5 ottobre 2013 al Mercato del Circo Massimo in presenza dell’Assessore all’Ambiente, agroalimentare e rifiuti Estella Marino. Il 12 febbraio e il 5 marzo 2014 il Progetto Pilota viene presentato da RES insieme alla Fondazione Campagna Amica alla Commissione Capitolina Speciale Politiche Comunitarie, presieduta da Mino Dinoi, e prosegue il suo iter per i fondi europei grazie alle possibilità offerte dalla rigenerazione urbana e riqualificazione ambientale della proposta “sostenibile, intelligente, inclusiva” secondo la Strategia Europa 2020.

Alla luce del principio che la tutela ambientale è un bene collettivo e del valore della partecipazione sulla qualità ambientale intesa anche come qualità di vita in senso più ampio, il Progetto Pilota prosegue con l’incontro di oggi come processo di progettazione organizzato che prevede il coinvolgimento dei cittadini e della comunità locale nella definizione dei problemi, degli obiettivi, degli strumenti e delle azioni per un futuro durevole e sostenibile. Molti sono gli interventi previsti nel dibattito odierno, che resta aperto ai contributi dei cittadini nell’ottica della massima partecipazione.

Considerando il ruolo centrale dei giovani e delle scuole nella promozione della cittadinanza scientifica attiva, in collegamento con “Coltiviamo la città” RES promuove inoltre l’iniziativa “Coltiviamo la scuola”, titolo inteso anche più in generale, metaforicamente, come invito a far crescere la “Smart school” delle “100 classi – Rete interscolastica del Lazio per la cultura scientifica e tecnologica”. Nella Rete, nata nel 2003 dalla cooperazione con il Deutsches Museum di Monaco, per un maggiore collegamento col territorio dal 2009 sono state usate metodologie partecipative (Open Space Technology, Citizens Jury), che consentono ai decisori di ascoltare l’opinione dei cittadini. I giovani cittadini 100 classi, attori del dibattito sulla città sostenibile, propongono di prendere a modello il Progetto “Coltiviamo la città” e di realizzare giardini agronomici nelle scuole, cominciando dall’Istituto “Confalonieri – De Chirico” di Roma, capofila della Rete.

Raffaella Morichetti è Presidente dell’Associazione RES Ricerca Educazione Scienza. Laureata in filosofia della scienza, ha svolto attività didattica e di ricerca, collaborando con più istituzioni in Italia (Università La Sapienza, CNR, Domus Galilaeana, Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Comune di Perugia) e all’estero (Max-Planck-Institut). Dal 1977 al 2000 ha lavorato per l’Istituto della Enciclopedia Italiana realizzando vari progetti – tra cui il “Progetto Scuola” (1994-98) e il “Laboratorio Enciclopedico” (1998-2000) per la costruzione di una redazione enciclopedica collaborativa on-line costituita da studenti – e seguendo le attività per la creazione di un museo della scienza a Roma. Specialista nel campo della diffusione della cultura scientifica e tecnologica, ha ideato e promosso molte iniziative per avviare nuovi centri della scienza in Italia – tra cui il POST, Perugia Officina per la Scienza e la Tecnologia, aperto nel 2003 – e all’estero, partecipando alla creazione del Kinderreich, il museo dei bambini del Deutsches Museum di Monaco.

Dal 2000 al 2004 ha lavorato in Germania in qualità di Direttrice dell’Italien-Programm del Deutsches Museum. Per l’attività svolta nella costruzione dell’Italien-Programm come modello di cooperazione bilaterale europea, nel 2004 le è stata conferita la Medaglia d’Oro Oskar von Miller. Pur svolgendo la propria attività all’estero, dal 2001 al 2004 ha partecipato alla vita civile in Italia come Presidente del Consiglio d’Istituto del Liceo Ginnasio Ennio Quirino Visconti di Roma. Dal 2005 ha quindi proseguito il proprio impegno civico in Italia nell’Associazione RES Ricerca Educazione Scienza, che opera per sviluppare la partecipazione e la cittadinanza scientifica attiva nella società civile.

La High Line di New York

Arch. Elizabeth Fain LaBombard

Sono architetto del paesaggio e urbanista di New York e lavoro presso lo studio James Corner Field Operations, sempre a New York. Attualmente vivo a Roma per un anno presso l’Accademia Americana (American Academy) con una Borsa di Studio volta allo studio e alla realizzazione di nuovi spazi pubblici a Roma.

Il progetto pilota rappresenta un’eccellente opportunità per gli spazi pubblici romani, sia per la realizzazione di spazi di incontro sia per la creazione di un ambiente più salubre grazie alla vegetazione e a certi tipi di coltivazioni. E’ simile al progetto della High-Line di New York, dove un tracciato ferroviario è stato recentemente trasformato in un parco pubblico.

Il nostro studio, la James Corner Field Operations, era responsabile del coordinamento del progetto volto alla trasformazione di un’area abbandonata in un parco di quartiere con potente valenza turistica. La High Line è oggi un parco newyorkese che attraversa tre quartieri distinti. Lungo 2,5 km, a 9 metri sopra il livello del suolo, per quasi 50 anni ha funzionato da attivo collegamento ferroviario per il trasporto merci, poi abbandonato per 26 anni.

Molte persone della comunità avevano sempre percepito la struttura come “brutta” e come ostacolo al futuro sviluppo e trasformazione dell’area. Due residenti locali, Robert Hammond e Joshua David, videro invece nella High Line un’opportunità per spazi pubblici in un ambiente urbano assai denso per cui hanno dato vita ai ‘Friends of the High Line’ (gli ‘Amici della High Line’), un’organizzazione no profit che si pose l’obiettivo di salvare la High Line dalla demolizione.

Ciò è stato fatto in vari modi, tra cui uno dei più importanti è stato quello di ottenere l’appoggio della comunità locale che è stata coinvolta e stimolata a partecipare a incontri ed eventi sia sul sito che in tutta l’area del quartiere. Molte erano le sfide inerenti al progetto: la raccolta di fondi sia pubblici che privati, il problema dell’inquinamento e la progettazione di un parco su una struttura aerea: tanta gente ha contribuito al processo di trasformazione di uno spazio abbandonato che si è progressivamente mutato in parco pubblico.

Oggi la High-Line, un successo evidente, è assai apprezzata sia dal quartiere che dai visitatori. E’ un luogo di cui possono godere diversi tipi di persone per la capacità che ha di offrire alla cittadinanza svariati tipi di attività per tutto l’anno: da classi di yoga a conferenze e film, da installazioni d’arte ad attività scolastiche all’area aperta; e molto altro.

La High-Line è importante da un punto di vista economico perché ha saputo attrarre moltissimi investimenti e ha innalzato notevolmente i valori immobiliari dell’area. E’ anche molto importante dal punto di vista ecologico perché, in un area urbana ad alta densità, ha generato un habitat biologico e “naturale” grazie a spazi di incontro salubri per la comunità.

La High Line è a New York City, in un contesto dunque assai diverso, ma essa condivide con la realtà romana qualcosa di molto importante: la necessità di uno spazio ricreativo pubblico in un ambiente urbano ad alta densità. Il progetto pilota fornisce un’eccellente opportunità che può essere realizzata grazie alla piena partecipazione del Comune di Roma e del quartiere.

Come partecipante alla realizzazione dell’ High-Line di New York, sono felice di poter collaborare alla creazione di un nuovo spazio pubblico a Roma.

I am a landscape architect and urban planner from New York City and I work for the design firm, James Corner Field Operations. I am currently living in Rome for one year at the American Academy pursuing a design fellowship that involves researching opportunities for new public spaces in Rome.

The Project “Coltiviamo la città” represents an excellent opportunity for public space in Rome and can provide high quality neighborhood meeting spaces as well as a healthier environment with vegetation and agriculture. It is similar to the High Line project in New York City – an abandoned railway that was recently converted into a public park.

Our office, James Corner Field Operations, was responsible for leading the design of this park and we have a good understanding of the process that was required for transforming this abandoned place into a popular neighborhood park and tourist destination. The High Line is a 2.5 kilometer long park in New York City that is elevated 9 meters above the ground and runs through 3 distinct neighborhoods. For almost 50 years it was an active freight railway and then it was abandoned for 26 years.

Many people in the community saw the structure as ugly and as a hindrance to further development and the City of New York had plans to tear it down. Two local residents, Robert Hammond and Joshua David, instead saw the High Line as an opportunity for public space in the dense urban environment and they formed Friends of the High Line, a non-profit organization with the goal of saving the High Line from demolition.

They did this in a number of ways, but one of the most important was to get the support of the surrounding community by including them in many events on the site and in neighborhood design meetings.

There were many challenges to the project that included raising the money, both public and private, pollution from the railway, and designing a park that is on a structure and there were many people who contributed to the process of transforming this abandoned space into a functioning public park. Today the High Line is very popular for both the people in the immediate neighborhood and for visitors. It is a place that many different types of people can enjoy. There are many different activities throughout the year that draw people to the park including yoga classes, public lectures and movies, public art installations, school outdoor classroom activities and much more.

The High Line is economically important because it has attracted a lot of business and has raised property values in the neighborhood. It is also ecologically significant as it has created wildlife habitat in a dense urban environment and healthier meeting spaces for the community.

The High Line, being in New York City, is in a very different context than Rome but it shares something very important with this city – the need for public recreational space in a dense urban environment. The Project “Coltiviamo la città” provides an excellent opportunity that can be realized with strong support from both the City of Rome and the surrounding neighborhoods.

As someone who participated in the realization of the High Line, I am happy to be of any assistance in the creation of this new public space opportunity in Rome.

Elizabeth Fain LaBombard ha vinto il premio 2013-14 per l’Architettura del Paesaggio e l’Urbanistica del Prince Charitable Trusts. Attualmente, in base alla borsa ricevuta, vive per un anno a Roma presso l’American Academy, dove lavora al progetto “Living on the Edge: Re-thinking Landscape on the Periphery of Rome”(“Vivere al confine: ripensare il paesaggio della periferia di Roma”). Prima di giungere a Roma era Architetto del Paesaggio e Progettista Urbano presso lo studio James Corner Field Operations, a New York City, dove ha lavorato a numerosi e premiati progetti nel settore pubblico e privato. Si è laureata in Urbanistica e Pianificazione Ambientale presso l’Università di Architettura della Virginia e ha un Master in Architettura del Paesaggio della Harvard University (Graduate School of Design).

Elizabeth Fain LaBombard is currently the 2013-2014 Prince Charitable Trusts Rome Prize Recipient in Landscape Architecture and is spending the year at the American Academy in Rome working on her project entitled, “Living on the Edge: Re-thinking Landscape on the Periphery of Rome”. Prior to arriving in Rome, she was a landscape architect and urban designer at James Corner Field Operations in New York City where she worked on numerous award winning projects in both the public and private sectors. She received a Bachelor’s Degree in Urban and Environmental Planning from the University of Virginia’s School of Architecture and a Master’s Degree in Landscape Architecture from Harvard University’s Graduate School of Design.

Apertura del dibattito

Federico Fazzuoli

Perché ritengo importante questa iniziativa al di là della riqualificazione ambientale e di un aumento della bellezza in una zona degradata della città.

La nostra epoca viene identificata come la civiltà delle immagini o del virtuale. Le immagini ci seguono, ci avvolgono e ci condizionano in ogni momento della nostra vita. E noi sottovalutiamo la forza di queste immagini. Un esempio: lo star system si regge sull’apparire e le star del cinema sono le più forti perché la loro immagine viene proiettata sul grande schermo. Questa invasione delle immagini rende una guerra vera indistinguibile da quella di un film e la nostra reazione è sempre più uguale. Ci si interroga sempre di più su quale sarà la nostra percezione della realtà. Già oggi ci dicono che i bambini ma anche i ragazzi che vivono nelle città non hanno mai visto un pollo o un maiale dal vivo. Il prosciutto viene offerto già affettato e sempre di più è solo una componente interna di un panino. La frutta e la verdura sono cose sempre disponibili sia sui banchi della grande distribuzione che nel frigorifero. Assistiamo in sostanza ad un grande allontanamento dalla realtà.

Se non c’è qualcosa che con forza e continuità ce lo ricorda. Quando si procura del male ad un animale si sentono le sue grida di dolore, quando si procura del male ad un pesce quel grido di dolore non si sente per cui pensiamo che il pesce non provi dolore. Non è così, ma noi non lo percepiamo. Ecco che allora portare dentro le città la natura non come una cartolina da guardare, come un bel giardino, ma portarci una serie di attività che si svolgono nella natura e con i suoi ritmi e mostrare la vita delle piante e la produzione di alimenti diventa un’opera non solo meritoria, ma forse indispensabile. E deve essere una presenza ed una attività continua e continuamente spiegata, una sorta di scuola per i bambini e per i ragazzi. Magari una scuola fatta dai nonni che come valore aggiunto ci può far ritrovare anche un nuovo rapporto tra generazioni, anche questo sempre più labile nella nostra società di oggi. Ultimo, ma non meno importante sarà anche lo stimolo alla riflessione del rapporto tra produzione degli alimenti e la nostra salute e forse si potrebbe pensare anche ad inserire un’attività di educazione alimentare che potrebbe far diminuire molti problemi e sofferenze alle persone e dare sollievo alla nostra elevata spesa sanitaria.

Oggi sarà mio il compito di tenere tutti molto stretti negli interventi. Siamo tanti e mi piacerebbe sentir parlare, se non tutti, quasi tutti. Come avete visto abbiamo cominciato a parlare di parcheggi. In realtà il parcheggio mi pare secondario o quasi poco importante rispetto alle cose che invece avverranno sopra e a quello che si vedrà. Ha detto Elizabeth La Bombard all’inizio che a New York le case intorno a quel progetto sono aumentate di valore, che i turisti vanno a vedere quel parco. Certo che su Roma, vista dall’alto, questi 2 km, questa striscia verde saranno un segno forte che potrà marcare molto la città. E quindi vorrei cominciare proprio con Nicolò Bassetti, paesaggista, che dopo il Sacro GRA magari si cimenterà con la Santa Tangenziale. Di questo segno, di questo paesaggio, di questa narrazione si parlerà, perché poi diventerà un racconto: “Hai visto a Roma, c’era quella striscia verde”.

Federico Fazzuoli Nasce in Toscana, nel Valdarno superiore a metà strada tra Arezzo e Firenze. A nove anni si trasferisce a Roma. Consegue la maturità classica e si iscrive a Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma. Mentre termina il corso di laurea comincia a collaborare con la Rai come sceneggiatore. Assunto diventa dirigente dei programmi culturali continuando anche l’attività di autore e sceneggiatore. Firma film a sfondo storico come Alto tradimento, un’indagine su Cesare Battisti e ricostruzioni storiche come “L’invasione della Cecoslovacchia”.

Realizza e conduce inchieste e programmi di attualità culturale come “L’arte islamica”, “Storia del sionismo” e il quindicinale di attualità politica, culturale e di costume “Antenna”. Nel 1981 fonda e conduce Linea Verde, un vero fenomeno mediatico e sociale, che ha coinvolto gli italiani nelle tematiche dell’ambiente, dell’agricoltura e della salute con reportage da tutto il mondo e che ha raggiunto indici di ascolto altissimi, spesso superiori ai 9 milioni di telespettatori. Ha realizzato molte trasmissioni collaborando con strutture di ricerca internazionali e con l’ONU (FAO, IFAD,PAM) affrontando problematiche come la desertificazione del suolo ( “Mongolia cinese”, “Magreb”), il nucleare (reportage su “Cernobyl” e “Mururoa”), l’inquinamento marino e la pesca, i cambiamenti climatici, le deforestazioni (“Amazzonia”,”Borneo”) e l’educazione alimentare.

Nel 1994 Federico Fazzuoli lascia la Rai per passare a dirigere i programmi di Telemontecarlo (oggi La 7), dove realizza e conduce anche molte trasmissioni tra cui Verde Fazzuoli , L’altra America, Avventura ragazzi ed Avventura natura. Ritornato poi in Rai ha fondato e condotto Made in Italy, una trasmisssione che ha raccontato il grande patrimonio artistico-culturale italiano in oltre cento puntate che sono andate in onda su RaiUno e numerosi speciali serali come “ Notti mediterranee, una coproduzione con i paesi della sponda sud del nostro mare, Il Palatino illuminato e I 50 anni di Cinecittà.. Ha lavorato sia per gli speciali del TG1 realizzando inchieste di attualità sull’inquinamento del Mediterraneo, il raddrizzamento della Torre di Pisa, due trasmissioni sulla Sacra Sindone sia per Rai Educational realizzando una lunga serie di trasmissioni sui rapporti storici e culturali tra i paesi del Mediteraneo (Le rotte dell’arte) ed un Viaggio sulla via della seta.

Continua ancora oggi l’impegno nella realizzazione di trasmissioni sul salvataggio dei patrimoni dell’Umanità. In questa linea si inserisce “Heritage” il programma che racconta l’opera delle missioni italiane impegnate negli scavi e nei restauri in tutto il mondo. In questo momento è impegnato come autore e regista ad allestire uno spettacolo multimediale in un sito Unesco nel Sultanato dell’Oman.

Federico Fazzuoli ha scritto libri come “Civiltà dell’albero”, Civiltà dell’acqua”, “Gli alberi monumentali d’Italia”. Numerose le collaborazioni con giornali e riviste. Numerosissimi i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti durante le sua carriera da molte istituzioni di tutta Italia, tra cui:, il premio Ravoni per la stampa agricola, il premio Zanotti Bianco di Italia nostra per l’impegno in difesa dell’ambiente, il premio Monte dei Paschi per la stampa economica, il telegatto, il premio Giovanni Marcora, il Premio Barocco, ecc. Federico Fazzuoli è stato anche insignito (uno dei due giornalisti italiani) del prestigioso Premio internazionale della FAO, il premio Boerma, che viene assegnato ogni due anni a due giornalisti dopo una selezione e votazione da parte degli oltre cento paesi aderenti alla Fao.

Nuovi Paesaggi Urbani

Nicolò Bassetti

La Tangenziale è certo più breve del Grande Raccordo Anulare, perché io lì ho percorso 300 km. Ho fatto però a piedi anche pezzi della Tangenziale perché sono molto curioso.

Farò un intervento brevissimo per darvi solo qualche spunto di tutt’altro tipo, non scientifico, ma paesaggistico e narrativo. Inizierei con una brevissima citazione di Calvino da “Le città invisibili” che secondo me si adatta moltissimo a questo bellissimo progetto: “Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli e ogni cosa ne nasconde un’altra”. Questo per dire che le città sono realmente fatte di sogni e di paure, quindi si tratta di far convivere gli uni e gli altri. Il tentativo che abbiamo fatto noi, devo dire riuscito, con la narrazione di quello che è la città invisibile intorno al Grande Raccordo Anulare è proprio questo, cioè cercare di avvicinare le paure di chi ha tanti pregiudizi su quei territori per avvicinarle ai sogni, cioè provare a “rammendare” la città. Uso una parola che sta diventando di uso comune, ne sono molto contento. L’ha usata Renzo Piano che ha trasformato il suo ufficio di senatore a vita in un luogo di progettazione per la città. E’ stata usata anche recentemente per ottenere la fiducia in Senato dall’attuale premier. Insomma qualcosa sta cambiando in questo senso.

Aggiungo che il paesaggio in questo caso diventa davvero una grandissima opportunità. Il paesaggio diventa fortemente identitario e questo progetto che mi auguro arrivi a compimento può diventare davvero un elemento identitario di grandissima attrazione, di grandissima qualità, e può dare non solo al quartiere ma a tutta Roma una identità in più, contemporanea. Quindi il valore di questo progetto è un valore va oltre al livello locale, come dire a tutti quelli che se ne occupano: “Sappiate che avete l’opportunità e la responsabilità di lavorare a un progetto che può diventare un landmark per tutta la città”.

Concluderei dicendo che una città è tale solo se ha il coraggio e la generosità di cedere luoghi, di regalare luoghi ai suoi cittadini. In questo caso credo che sia proprio il momento di farlo, di riappropriarsi di un luogo che trascurava l’elemento spaziale per limitarsi solo all’elemento di tempo, cioè la mobilità: tutto a favore della mobilità, se così la vogliamo chiamare quella automobilistica e caotica che poi genera invece sedimenti. E’ quello che abbiamo trovato noi sul GRA. Cioè, il Grande Raccordo Anulare che cos’è? E’ una forma di censura della città. Non ha organizzato mai, non organizza assolutamente un bel nulla, ma genera scorie, cioè attrae caos, produce caos, produce dei sedimi che sono uno straordinario monumento ai fallimenti di quelle che invece sono le progettazioni non partecipate come questa.

Quindi auguri e in bocca al lupo. E mi raccomando, fatevela tantissimo a piedi, e direi che l’ultima cosa è: generate un racconto, perché il racconto poi rimane, crea memoria, e la memoria è il primo momento di identità di un luogo.

Nicolò Bassetti Paesaggista, progetta il recupero e rilancio funzionale di aree dismesse. Nel 2010 ha intrapreso un viaggio intorno ai territori del Raccordo Anulare di Roma, percorrendo a piedi più di 300 chilometri. Da questa esperienza è nato il progetto Sacro Gra che contempla, oltre al libro (Quodlibet 2013) scritto a quattro mani con Sapo Matteucci, un film, un sito web, una mostra. Il film, diretto da Gianfranco Rosi, ha vinto il Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2013.

Smart city

Andrea Granelli (Presidente Kanso)

Le tecnologie digitali sono una grande occasione anche per ripensare la città, non solo per automatizzarla o digitalizzarla. Il filone delle smart cities è un importante capitolo della nuova urbanità purché le nuove tecnologie – digitali, energetiche, logistiche, di mobilità o altro – ritornino ad essere strumenti capaci di (ri)costruire benessere, sviluppo, civiltà (che non per niente deriva da cives – cittadino).

Il rischio è invece che le tecnologie si trasformino in fine, diventino auto-referenti, e che le città siano considerate smart solo per aver vinto qualche bando comunitario o per il fatto di possedere qualche chilometro in più di fibre ottiche rispetto alle altre. Per evitare questi rischi e – nel contempo cogliere le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica – bisogna ripartire dai bisogni, da quello che serve davvero a una città e ai suoi cittadini.

E allora servono luoghi e idee – e “High line sulla Tangenziale Est” è uno di questi – che non si limitino a dimostrare il potere delle tecnologie o a stupire per l’innovatività dell’approccio o per le forme avveniristiche. Servono luoghi e idee che partano da bisogni evidenti e urgenti e diventino vere e proprie palestre urbane – luoghi dove si co-struisce, e si sviluppa non solo il convivere ma anche il co-creare; luoghi di ispirazione e di creatività.

Questa è la grande sfida: considerare la città non più il luogo del consumo, ma un luogo – forse IL luogo per eccellenza – dove si produce e crea ricchezza. E ciò è testimoniato dall’emergenza dell’economia dei servizi, che oramai vale il 70% del PIL dell’occidente. E i servizi nascono in città, si sviluppano in città. E allora anche “High Line sulla tangenziale Est” può diventare uno dei cantieri della città del XXI secolo, non solo intervento architettonico e atto urbanistico, ma anche serra creativa dove far nascere e crescere nuove idee, nuovi servizi, nuove attività imprenditoriali.

Andrea Granelli è presidente di Kanso, società di consulenza che si occupa di innovazione e change management. È stato amministratore delegato di tin.it e dei laboratori di ricerca del Gruppo Telecom. È in molti comitati scientifici. Scrive periodicamente su quotidiani e riviste e ha pubblicato molti libri su temi di digitale e innovazione. È anche presidente dell’Archivio storico Olivetti.

Sapienza Università di Roma – MUSIS

Luigi Campanella

Le città cambiano nel tempo e cambiano di conseguenza anche le loro esigenze. Negli anni 60, in particolare in corrispondenza con le Olimpiadi romane del 1960, sembrò indispensabile avere una tangenziale capace di collegare le varie parti della città, cercando di disturbare il meno possibile il territorio urbano. Questo avvenne anche con atteggiamenti di relativo disinteresse per i problemi che sarebbero derivati ai cittadini abitanti nelle strade attigue alle zone interessate alla realizzazione di questa importante arteria.

Oggi quel progetto in alcuni suoi tratti risulta superato da soluzioni più idonee e da nuove esigenze, fra queste certamente quelle relative alla nuova destinazione del tratto fra la Batteria Nomentana e la Stazione Tiburtina, sostituito da un percorso sotterraneo. Nel frattempo però dalla cittadinanza sono emerse nuove crescenti richieste di verde e di spazi culturali ed esaltate dalla sensibilizzazione esercitata dai media e dal crescente desiderio di conoscenza e di informazione, anche sui temi più complessi, un tempo considerati di esclusiva pertinenza degli addetti ai lavori. Da ciò risulta evidente come la prioritaria destinazione del tratto di tangenziale interessato ad un processo di conversione non può che essere proprio nella direzione di creare un polo aperto alla cultura sociale, intendendo con ciò non solo attività tradizionalmente riferite alla cultura, ma anche ad essa come forma di aggregazione e di rivalutazione del ruolo della società civile, anche nei confronti del mondo politico e della crescita sociale.

Un polo culturale nella zona Bologna Tiburtina rappresenta anche un contributo alla rete culturale cittadina che da tempo cerca di sopperire con la sua attività alla mancanza a Roma di un Museo della Scienza. La vicinanza a Sapienza Università di Roma rappresenta poi una grande opportunità, per riempire il contenitore culturale che si intende realizzare di contenuti anche scientifici, resi alla realizzazione di quegli strumenti di diffusione della cultura scientifica che tutta l’Europa in questa fase dello sviluppo sta cercando di mettere a punto.

Il Centro Ittiogenico era uno di quei poli negli anni 90 quando il progetto MUSIS sviluppò operativamente l’idea di una rete culturale sostitutiva del Museo. Fu successivamente sacrificato per la costante carenza di fondi; oggi nel progetto del nuovo Polo potrebbe tornare orgogliosamente a vivere come centro finalizzato alla trattazione di tematiche ambientali e alimentari. Il Museo Laboratorio è una delle forme più moderne di struttura museale, prezioso strumento di collegamento con il Mondo della Scuola e quindi dei giovani: il nuovo Ittiogenico potrebbe rappresentare un buon esempio di questi tipi di Museo.

Luigi Campanella

Professore Ordinario di “Chimica Analitica” dall’a.a. 1980/81 all’a.a. 2002-2003 e di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali successivamente a tale data.Titolare di Chimica Agraria e poi di “Chimica del Suolo” dall’A.A. 1994/95 ad oggi, di “Chimica del Restauro” dall’A.A. 1998/99 ad oggi di Chimica degli Alimenti (Facoltà di Farmacia)dall’a.a.2003-2004, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Presidente del MUSIS (Museo Multipolare della Scienza e dell’Informazione Scientifica) dal 1991 ad oggi.

Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Chimica Industriale dal 1981 al 1983. Direttore del Dipartimento di Chimica dal 1983 al 1986. Dal 1988 al 1992. Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Scienze Chimiche. Dal 1988 al 1994 Preside della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università “La Sapienza” di Roma.

È autore di oltre 500 lavori nei settori della Chimica Analitica, dell’Elettrochimica, della Chimica Ambientale, delle Biotecnologie Analitiche. In particolare ha preparato, caratterizzato ed applicato numerosi biosensori, basati su enzimi immobilizzati o su tessuti vegetali, per la determinazione di sostanze di interesse clinico, farmaceutico ed ambientale. Con queste ricerche è entrato a far parte del Gruppo di Ricerca CEE su “Biosensori”. Ha anche studiato l’applicazione di metodi chimici e biologici alla degradazione ed alla rimozione di inquinanti (tensioattivi, idrocarburi, pesticidi, metalli pesanti) in scarichi civili ed industriali. Ha partecipato ad oltre 500 Congressi Nazionali ed Internazionali.

Presidente della Divisione di Chimica Analitica della Società Chimica Italiana negli anni 1989-1990 e di quella di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali nel triennio 2004-2006. Vice presidente della Società Chimica Italiana dal 1990 al 1992.

Consigliere Scientifico del Sindaco di Roma dal 1993 al 1997. Membro dell’Accademia Europea delle Scienze. Membro dell’Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali. Membro di numerose Commissioni di Studio del CNR, del Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica, dell’Università e dell’ENEA, fra le quali il Comitato per le Infrastrutture, per i Materiali Innovativi e per la Chimica del Ministero della Ricerca ed il Gruppo Metalli dell’Istituto Ricerca sulle Acque del CNR.

Vincitore dell’ “International Capire Prize for a creative future” 1994. Vincitore del premio Internazionale “Scuola Strumento di Pace” nel 1996. Vincitore della Medaglia d’oro 2003 della Divisione di Chimica Ambientale della Società Chimica Italiana

La biodiversità nelle città

Associazione Coltiviamo – Vanna Roberta Forconi (Presidente)

Biodiversità significa forme diverse e molteplici di vita in tutti i suoi aspetti: vegetale, animale, microbica e geni; queste costituiscono ecosistemi complessi che rappresentano una ricchezza incalcolabile per la conservazione delle specie e per la sopravvivenza stessa dell’umanità nel suo bisogno di alimentazione, di ossigenazione, di salvaguardia del territorio, regolamentazione delle acque, recupero delle specie vegetali e animali in via di estinzione.

Oggi stiamo assistendo ad una perdita di biodiversità in tutti gli eco-sistemi esistenti con i rischi e le conseguenze negative che questo fenomeno comporta. Soltanto il 19% dei cittadini italiani è a conoscenza di questo problema, e anche gli addetti ai lavori sembrano essere poco informati e preoccupati della questione che in un futuro prossimo, se non si porrà rimedio, potrà manifestare tutti i suoi aspetti rovinosi.

La biodiversità, inoltre, è importante perché, direttamente e indirettamente, è fonte di beni, di risorse e di servizi eco-sistemici indispensabili per la sopravvivenza delle comunità civili in quanto hanno un ruolo chiave nell’economia delle nazioni. I servizi ecosistemici hanno un valore economico che si può definire e quantizzare.

I servizi eco sistemici forniti dalla biodiversità riguardano:

  • Supporto alla vita: fotosintesi, creazione di habitat e conservazione del suolo; ciclo dei nutrienti e ciclo dell’acqua.
  • Approvvigionamento: cibo, fibre, risorse energetiche, materiali genetici, medicine naturali e biochimiche, specie ornamentali.
  • Regolatori: del clima, della qualità dell’aria e dell’acqua, dell’impollinazione, della dispersione dei semi, del controllo delle malattie, dell’invasione di specie aliene, del riciclo dei rifiuti.
  • Culturali: qualità estetica del paesaggio, ricreativo, eredità culturale e di identità, educazione e scienza, ispirativo, spirituale.

La città ha un eco-sistema essenzialmente artificiale che si è creato specialmente nel secolo passato per l’inurbamento selvaggio dovuto all’abbandono in massa delle campagne per l’industrializzazione, e per la mancanza di sensibilità nei riguardi di un discorso ecologico, nato molto più recentemente grazie a movimenti che hanno diffuso una cultura verso la salvaguardia della natura, dell’ambiente e degli animali. Le città ospitano più del 50% della popolazione mondiale con un aumento stimato al 75% entro il 2050. Tuttavia presentano ancora naturalità evidenti in molte aree periferiche, negli spazi verdi urbani, negli orti, nei terreni incolti, negli spazi ed aree degradate e/o abbandonate.

Mirare alla conservazione e alla tutela della biodiversità negli ambienti urbani e antropizzati è la sfida di questo secolo per raggiungere principi di sostenibilità ai quali deve ispirarsi sempre più lo sviluppo urbano.

Per cui bisogna ridurre l’impatto spesso deleterio che l’edilizia ha sull’ambiente, ma puntare su una ricerca che coordini le necessità della vita degli individui e il rispetto per l’ambiente in tutte le sue forme: giusto rapporto tra zone edificate e verde, purità dell’aria con nuove tecniche di riscaldamento e refrigerazione, particolare attenzione alle zone industriali, smaltimento dei rifiuti, che è diventata una priorità per tutte le città, cura dei fiumi e delle acque, recupero delle campagne limitrofe, insomma tutte quelle cose che richiedono una attenta, intelligente ed esperta politica gestionale della città e del suo territorio.

Scarica la presentazione

Vanna Roberta Forconi Esperta agronoma, master di specializzazione in Scienze Ambientali presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, svolge la propria attività presso l’I.S.P.R.A.- Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale dove è responsabile del settore Gestione degli Agroecosistemi, nell’ambio del Dipartimento Difesa della Natura e dove è impegnata negli approfondimenti relativi alla conservazione delle biodiversità, alla multifunzionalità agricola, al monitoraggio degli agroecosistemi, alla sostenibilità in agricoltura. Ha insegnato “Scienze e meccanica agraria, tecniche di gestione aziendale, fitopatologia ed entomologia agraria”. Ha maturato una lunga esperienza all’estero nel settore della cooperazione nell’ambito del programma di sviluppo rurale di Bakolori (Nigeria) come responsabile del settore produzioni cerealicole, orticole e irriguo. Ha redatto lo studio di fattibilità per la gestione del programma “Wildlife”in Tanzania. Ha svolto attività di formazione professionale per agronomi su programmi di cooperazione. Per il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha coordinato il gruppo di lavoro “Agricoltura biosostenibile” nell’ambito del progetto “Heliantus”. Ha redatto il progetto di agricoltura sociale per l’avvio di una fattoria sociale–scuola agraria in un’area dismessa di 65 ha situata in Argentina, provincia di Buenos Aires (Mercedes), nella quale ospitare un centinaio di ragazzi dei quartieri periferici. Ha svolto attività di consulenza per primarie imprese pubbliche e private italiane con riferimento specifico alla valutazione dell’impatto ambientale in occasione di opere infrastrutturali (dighe, inceneritori, viabilità, cave, verde pubbliche, etc), al recupero ambientale di aree degradate, al restauro vegetazionale, alla individuazione degli ordinamento colturali idonei agli ambienti aridi. Per I.S.P.R.A – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ex A.P.A.T. ha curato le pubblicazioni: “Rapporto sull’agricoltura biologica” (2005); “I nuovi scenari dell’agricoltura: la sfida delle biomasse” (ottobre 2006); “Aree agricole ad alto valore naturalistico. Individuazione, conservazione” (2007); Manuale di Linee guida “Indicatori di Biodiversità per la sostenibilità in Agricoltura” (2008), “Multifunzionalità dell’azienda agricola e sostenibilità ambientale” (2010); “Frutti dimenticati e biodiversità recuperata: il germoplasma frutticolo e viticolo delle agricolture tradizionali italiane”: primo quaderno 2010, secondo 2012, terzo 2013.

Fondazione Campagna Amica

Daniele Taffon

La riscoperta della cultura del cibo e della sua salubrità è oggi per Campagna Amica uno degli obiettivi fondamentali. Pochi consumatori conoscono la stagionalità e la tipicità della maggioranza dei prodotti agricoli. La cura di un orto invece, insegna il rispetto delle stagioni e può far scoprire i prodotti della terra, tipici della regione di appartenenza, di cui magari non si conosce nemmeno l’esistenza: questo ricollega alle tradizioni culinarie, con un grande guadagno per il gusto e per la salute. Coloro che coltivano un orto lo sanno.

Attraverso un orto urbano si può recuperare un’area abbandonata rendendola fertile e produttiva, strappandola così all’incuria e concedendola alla fruizione dei cittadini.

Il lavoro della terra infine, con le sue tecniche manuali che rischiano di scomparire e le sue pratiche a volte anche antiche, ritorna a dare i suoi “frutti”. Riappropriarsi del fine ultimo della fatica, il frutto della terra, dona gioia e gratitudine, sentimenti che non possono che migliorare la società in cui viviamo. Inoltre il rispetto dei tempi naturali può riportare a una vita più tranquilla, meno stressante e ricca di rapporti umani.

In questa accezione l’orto/giardino assume una dimensione non solo spaziale e temporale (con la crescita e la maturazione dei suoi prodotti), ma anche sociale. Diventa un luogo, che rispetto ai tanti “non luoghi” della nostra vita frenetica, permette di intessere relazioni sincere. Ecco quindi che centri anziani, scuole, uffici diventano i luoghi d’elezione per poter sperimentare l’orto come mezzo di aggregazione, un luogo vero, che si fa strumento educativo per i giovani, momento di relax per gli adulti e sito della memoria per gli anziani. Le potenzialità sono dirompenti quando queste categorie si trovano a lavorare la terra insieme. Inoltre l’orto può essere gestito in famiglia diventando spazio di incontro e dialogo tra genitori e figli.

La Fondazione Campagna Amica con il progetto Rete degli orti urbani di Campagna Amica vuole creare una rete di queste esperienze, non tanto per incasellarle o regolamentarle, ma per promuoverle su tutto il territorio nazionale. L’idea che ci spinge è quella di un mondo diverso: più pulito, più solidale, più sincero. Questi ideali possono “germogliare”anche avendo cura di un semplice orto.

Nello specifico, quindi per la Fondazione Campagna Amica e Coldiretti è fondamentale partecipare alla costruzione di progetti di recupero di spazi degradati nelle nostre città. Quando siamo stati contattati dall’arch. Grenon per noi è stato automatico partecipare. Riteniamo che questa rivalutazione di uno spazio che era sinonimo di inquinamento, sporcizia, stress e cattiva salute, sia esemplare. Diventa il simbolo di un nuovo rinascimento italiano basato sulle nostre tradizioni più antiche e sulle peculiarità della nostra terra che nel passato è stata caratterizzata da una grande attenzione al paesaggio e all’agricoltura con un occhio di riguardo verso la biodiversità. In tal senso portare questi valori all’interno del contesto cittadino più degradato può generare certamente, come detto, una crescita (nel senso più nobile del termine) dal punto di vista sociale, culturale ed economico.

Daniele Taffon è biologo specializzato in ecologia applicata. Ha compiuto per diversi enti parco regionali del Lazio studi ornitologici finalizzati alla gestione del territorio secondo principi ecologici. E’ comunicatore ambientale e lavora attualmente per la Fondazione Campagna Amica come consulente per la divulgazione dei temi ambientali legati all’agricoltura.

Labsus, Laboratorio per la Sussidiarietà

Maria Teresa Rosito (Vice Presidente)

1. Regolamento per l’adozione di aree pubbliche

A differenza del Regolamento / Linee Guida per gli Orti Urbani di Roma Capitale, depositato da 4 anni presso il Comune di Roma e in attesa di essere adottato, in questo Regolamento sono presenti vari articoli che valorizzano l’ottimizzazione delle aree pubbliche, anche in considerazione della dimensione economica della gestione, parametro indispensabile in particolare per il coinvolgimento dei giovani. Tra questi segnaliamo:

Art.8 : Promozione della creatività urbana

Art.10: Disposizioni generali – Individuazione di un unico interlocutore

Art.18 : L’amministrazione mette a disposizione dei cittadini attivi le competenze dei propri dipendenti e fornitori per trasferire conoscenze di metodologie utili ad operare correttamente nella cura condivisa dei beni comuni.

Art.20 : Forme di sostegno / Esenzioni ed agevolazioni in materia di canoni e tributi locali

Art.25 : Auto-finanziamento

2. La cultura della collaborazione

I beni e le attività culturali intesi come beni comuni richiedono la collaborazione, l’alleanza, la cooperazione tra tutti i soggetti pubblici e privati, profit e non profit, organizzati e informali. Per realizzare questo obiettivo serve una strategia centrata sulla amministrazione condivisa della cultura. Una strategia diretta ad avviare una scrupolosa e complessa opera di implementazione dei principi di diritto e delle politiche pubbliche che a questo modello di amministrazione si ispirano.

La rilevanza costituzionale della cultura è sancita dall’art. 9 Cost. L’amministrazione condivisa della cultura non può che basarsi sulla attuazione del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, ultimo comma, Cost., alla cui stregua i poteri pubblici devono favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento delle attività di interesse generale.

3. La cultura come un bene comune

Cultura, partiamo dall’etimologia e dalla sua valenza semantica. Etimologicamente cultura proviene da coltivare soprattutto se viene riferito al territorio e, sul piano semantico, se riferito all’uomo esso esprime anche la cura necessaria per sviluppare il sistema di valori che una cultura racchiude.Il principale patrimonio culturale da conservare, tutelare e sviluppare sono le persone. Occorre consentire alle persone di coltivare sé stesse e occorre consentire loro di prendersi cura delle altre persone e dei beni comuni. Perché da questo può dipendere la felicità pubblica e privata.

La felicità privata dipende dalla felicità pubblica

La felicità della persona dipende dallo “stare bene” delle persone all’interno di una società.

4. L’energia dei cittadini

I cittadini non sono solo portatori di bisogni. Possono trasformarsi in portatori di soluzioni. Se adeguatamente assistiti e incentivati, i cittadini possono immettere le proprie energie, il proprio tempo, le proprie idee, risorse, i propri in questo processo di trasformazione. Questa verità che è alla base del cambio di paradigma richiesto dal principio di sussidiarietà orizzontale è particolarmente vera nel campo dei cd. servizi pubblici locali (energia, acqua, rifiuti). Proviamo a dimostrarlo partendo dalla produzione di energia e cercando di applicare le declinazioni della “sussidiarietà quotidiana” (che vede i “cittadini singoli” dell’articolo 118.4 Cost. impegnati a risolvere problemi di interesse generale attraverso un cambio di stile di vita nelle piccole scelte quotidiane) e dalla “rivoluzione collaborativa” (che induce “cittadini associati” dell’articolo 118.4 Cost. a collaborare, a mettersi insieme per organizzare dal basso una risposta a un problema di dimensione collettiva che normalmente spetterebbe alle istituzioni pubbliche risolvere da sole).

Azione individuale vs. cooperazione, produzione vs. gestione, produzione diretta vs. produzione indiretta

Applicando i principi della sussidiarietà quotidiana, bisogna trasformare le singole case e i singoli edifici, privati e pubblici, in centrali di produzione diffusa di energia capaci anzitutto di soddisfare il proprio fabbisogno energetico e poi di cedere il surplus di energia prodotta alla rete per soddisfare il bisogno di chi ha necessità temporanee o permanenti di maggiore energia.

Christian Iaione Laureato in Giurisprudenza alla Luiss, ha conseguito il master in Government Economic Regulation presso la New York University e ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca in Amministrazione Pubblica Europea e Comparata presso la Facoltà di Economia della Sapienza. Nel 1999 è stato visiting professor presso la University of California, Berkeley e nel 2000-01 ha svolto internship presso la Commissione Europea e l’International Law Institute di Washington D.C. Ha lavorato presso importanti studi legali internazionali a Roma e Milano dal 2002 al 2006. Dal 2002 al 2008 è stato assegnista di ricerca in diritto pubblico presso la Facoltà di Economia della Sapienza. Nel 2005-06 è stato professore a contratto di diritto urbanistico presso la Facoltà di Giurisprudenza della LUMSA. Nell’a.a. 2006-2007 è stato Emile Noël Fellow presso la NYU School of Law. Nel 2007-08 è stato visiting scholar presso il Rudin Center for Transportation Policy and Management della NYU Wagner School of Public Service. Nel 2011-12 è stato professore a contratto di Federalism and multilevel governance presso la Facoltà di Economia della Sapienza e dal 2011 è professore a contratto di Comunicazione istituzionale presso la Facoltà di Scienze Politiche della LUISS – Guido Carli. Ha pubblicato diversi articoli nel campo del diritto pubblico e amministrativo e, in particolare, in materia di urbanistica, contratti pubblici, servizi pubblici, enti locali e processo amministrativo. E’ autore di due monografie: “Le società in house. Contributo al principio di auto-organizzazione e auto-produzione degli enti locali” (Jovene, 2007) e “La regolazione del trasporto pubblico locale. Bus e taxi alla fermata delle liberalizzazioni” (Jovene, 2008). Con Gregorio Arena ha curato il volume “L’Italia dei beni comuni” (Carocci, 2012).

Mariateresa Rosito Vicepresidente Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà. Esperta in materia di associazionismo e volontariato, mondo delle imprese e privato sociale.

Laureata in Psicologia, è stata dal 1978 al 1984 psicologo collaboratore della UCSC- Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e del Policlinico Agostino Gemelli, dal 1985 al 1991 responsabile della comunicazione del Labos – Laboratorio per le politiche sociali (una emanazione del CENSIS), dal 1991 al 2004 della Fivol – Fondazione italiana per il volontariato, dal 2004 al 2006 dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, dal 2008 al 2011 di CSVnet Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, di cui attualmente è consulente. Dal 1997 al 2001 Esperta del Ministro delle Politiche Sociali Livia Turco nel settore della comunicazione ha curato, tra l’altro,nel 1997 un’indagine sulle tossicodipendenze e nel 2000 quella sulla comunicazione del volontariato. Nel 1998 ha collaborato alla realizzazione della III Conferenza del Volontariato a Foligno e nel 2001 delle manifestazioni per la celebrazione dell’Anno Internazionale dei Volontari. Da giugno 2006 a maggio 2008 Consigliere del Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero in materia di associazionismo e volontariato, mondo delle imprese e privato sociale, ha fatto parte della delegazione italiana a Berlino, durante il semestre tedesco , tavolo della RSI, responsabilità sociale delle imprese. Ha curato la realizzazione della V Conferenza del Volontariato, Napoli 2007, e di tutte le campagne di comunicazione. Socia fondatrice di Anima per il sociale nei valori d’impresa, associazione non profit nata nel 2001 e promossa dall’Unione degli industriali e delle imprese di Roma, prima Segretario generale e poi consigliere, attualmente responsabile rapporti con il Terzo Settore. Anima riunisce un gruppo di manager e aziende che condivide la missione di diffondere tra le imprese del territorio la cultura della responsabilità sociale, basata sui concetti dello sviluppo sostenibile e della cittadinanza d’impresa. Si è sempre occupata dal 1985 in poi di comunicazione sociale e di rapporti istituzionali, è stata una delle fondatrici del coordinamento uffici stampa del non profit e ha fatto parte per due mandati consecutivi della sede permanente di confronto tra la Rai, Consiglio nazionale degli utenti e associazioni del terzo settore del volontariato e dei consumatori, collaborando con il Segretariato Sociale della Rai nel settore della formazione sociale dei giornalisti delle diverse testate televisive e radiofoniche. Dal 1999 Iscritta all’ordine dei giornalisti del Lazio.

ARSIAL Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio

Immacolata Barbagiovanni

Con il termine biodiversità agricola, o agrobiodiversità, si indica tutto il patrimonio di risorse genetiche vegetali, animali e microbiche formatesi, per azione di meccanismi biologici e per selezione naturale, nei tempi lunghi dell’evoluzione ed accumulate, fin dagli inizi dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa, da generazioni di agricoltori che hanno domesticato, selezionato e trasferito, da zone geografiche diverse, tutte quelle specie da cui ricavare prodotti utili all’uomo.

L’Italia, grazie all’eterogeneità dei suoi paesaggi dovuti alla sua tormentata orografia e all’insieme di fattori bioclimatici, molto variabili a seconda degli ambienti, è il paese più ricco di flora e di fauna, cioè di biodiversità, di tutto il continente europeo. La sua posizione centrale nel Mediterraneo unitamente alla presenza dell’uomo, molto più antica ed estesa che altrove, ha permesso il sovrapporsi di numerose componenti floristiche e faunistiche sulla cui evoluzione ha profondamente inciso l’azione dell’uomo. Ancor più che in altri paesi, la diversità degli assetti del territorio ha permesso l’insediamento e la conservazione di una grande varietà di piante coltivate e di animali domestici ben adattate ai

diversi agroecosistemi che sono andati sviluppandosi nel corso dei millenni.

Il Lazio, a sua volta, posto centralmente rispetto alla penisola, caratterizzato anch’esso da una complessa morfologia e da una grande variabilità bioclimatica, possiede tutte le peculiarità anzi descritte e molti autori sono concordi nel ritenerla ricca di biodiversità.

Purtroppo nel nostro Paese, come in altre parti del mondo, l’affermarsi di un’agricoltura e di una zootecnia di tipo intensivo ha favorito il rapido diffondersi di nuove cultivar vegetali e razze d’interesse zootecnico, caratterizzate da maggiore produttività e uniformità dei caratteri genetici che, unitamente alle profonde modifiche subite dagli ecosistemi rurali ed agro-forestali, hanno determinato una sensibile riduzione della biodiversità. La progressiva perdita di diversità a livello di specie e di varietà/razza, viene definita “erosione genetica”. La perdita di biodiversità si traduce sempre in perdita di ricchezza perché con le specie e le varietà locali, scompaiono paesaggi, prodotti e culture locali ad esse legate.

Il progresso agricolo, perciò, non può prescindere dall’identificazione e dalla conservazione di questo patrimonio genetico minacciato di definitiva scomparsa, perfettamente adattato all’ambiente in cui si è evoluto. La sua difesa riveste notevole importanza sia per la valorizzazione economica e culturale, delle produzioni agricole e zootecniche di tipo tradizionale sia per la riqualificazione del paesaggio rurale ed agro-forestale.

Considerando, inoltre, il rapido evolvere delle condizioni climatiche questo patrimonio genetico rappresenta una preziosa riserva dalla quale attingere geni per nuovi programmi di selezione finalizzati ad un’agricoltura, una zootecnia e un’arboricoltura da legno ecosostenibili, adatte a condizioni ambientali sempre più difficili.

Scarica la presentazione

Possibili contributi di ENEA (UTAGRI) al progetto

Patrizia Menegoni

PREMESSA:

Reintepretare spazi e funzioni delle città è una sfida tanto ambiziosa quanto attuale, integrare in chiave moderna l’utilizzo di conoscenze scientifiche e saperi diffusi di società in veloce trasformazione è un obiettivo importante per fornire un concreto contributo al tanto auspicato “cambiamento culturale”, condimento ideale di ogni attuale discussione.

La funzione sul piano culturale di iniziative progettuali quali “Coltiviamo la città” è di indubbio valore: la revisione del nostro rapporto con il cibo e con gli ambienti nei quali esso prende vita è un elemento imprescindibile nello sviluppo di una consapevolezza collettiva orientata al cambiamento, lo risulta tanto più nelle grandi città, dove la distanza dall’agricoltura è maggiore anche in termini fisici.

Molteplici sono le funzioni dell’agricoltura urbana: dalla produzione all’acquisizione di competenze, dall’integrazione sociale al miglioramento delle condizioni ambientali dei quartieri, dalla fruizione del territorio alla condivisione di beni comuni, dalla proposizione di nuovi modelli di vendita all’acquisizione di nuovi modelli di acquisto!

Un’agricoltura che si esprime al meglio nel contatto vitale con gli ecosistemi rappresenta un modello di riferimento essenziale.

Per tentare di produrre questi risultati è fondamentale utilizzare un bagaglio di conoscenze e competenze eterogeneo che sia in grado di “riconoscere” gli elementi strutturali e funzionali dell’ambiente potenziale in cui effettuare le attività, “pianificare il ripristino” di condizioni opportune per l’attivazione di successioni naturali che orientino gli ambienti (siano anch’essi agroecosistemi) ad un equilibrio crescente con richiesta di energia via via minore, “utilizzare opportunamente” ogni fase del processo per produrre “cultura” un motore che si autoorganizza nelle società al pari che nei sistemi vitali, ma i cui processi possono essere potenziati e supportati da percorsi progettuali specifici.

La nostra Agenzia può fornire alcuni contributi al progetto (da approfondire con notizie più puntuali sullo stato e i contenuti della progettualità):

  • identificazione delle varietà di frutti e ortaggi tipici dell’area laziale;
  • applicazione di tecniche di coltivazione sostenibili e lotta biologica;
  • analisi della vegetazione potenziale dell’area e identificazione di specie da utilizzare nelle opere diripristino ambientale, inserimento paesaggistico dell’opera, mitigazione dell’impatto da inquinanti dell’aria sulle coltivazioni;
  • identificazione ed utilizzo delle tecniche di ingegneria naturalistica da porre in essere per la realizzazione di opere di ripristino e recupero dell’area;
  • utilizzo di specie animali e vegetali per il monitoraggio della qualità ambientale dell’area;
  • dal giardino all’italiana all’orto urbano: funzione ed estetica delle coltivazioni in ambito urbano;
  • piani di comunicazione, formazione e gestione partecipata.

Patrizia Menegoni Laureata in Scienze Naturali (Università “La Sapienza” 1993) , Dottorato di ricerca in Scienze Botaniche (Università “La Sapienza” 2000).

Ha curato attività di amministrazione di impresa in società impegnate nel settore degli studi e ricerche applicati alla gestione ambientale, nei ripristini ambientali e vivaismo specializzato, nell’editoria scientifica, formazione e comunicazione mediante strumenti innnovativi.

Ha fondato e diretto associazioni no profit impegnate nell’applicazione dei principi della gestione sostenibile delle attività antropiche con particolare riguardo alla conservazione della natura anche attraverso la comunicazione, uno degli strumenti più efficaci per un possibile cambiamento.

Assunta in ENEA nel 2009. Dal 2010, Responsabile del laboratorio“Gestione Sostenibile degli Agroecosistemi”, uno spazio per la ricerca di nuovi strumenti per una concreta applicazione dei principi della sostenibilità, un luogo per confrontarsi, tentare nuove vie, sviluppare la creatività nella ricerca e “comunicare” la bellezza e l’armonia degli equilibri ambientali e dalla biodiversità.

I suoi interessi professionali si focalizzano sull’analisi e il monitoraggio delle trasformazioni ambientali a seguito di impatti determinati da diversi modelli di gestione territoriale mediante lì’utilizzo di bioindicatori, sull’ecologia vegetale applicata alla pianificazione territoriale e alla valorizzazione del patrimonio naturalistico, agricolo e paesaggistico, sul rapporto tra ecosistema, tecnosistema ed economia.

Agricoltura, cibo biologico e sviluppo della città di Roma

Marta Di Pierro (AIAB)

Roma è da sempre una città fortemente legata al cibo e all’agricoltura. Non a caso molti prodotti agricoli sono conosciuti con il riferimento alla città di Roma: la ricotta e il pecorino romano, le zucchine e il carciofo romanesco.

Roma ha rivestito per anni un ruolo centrale per il biologico italiano, con il bando per le mense più all’avanguardia nel mondo, con i suoi mercati dei produttori, con un mercato cittadino di oltre 3 milioni di consumatori.

L’agricoltura biologica può rappresentare il perno attorno al quale sviluppare politiche innovative che mettano al centro il cibo, l’ambiente, il territorio, l’energia, ed il rapporto di tutto ciò con i cittadini di una grande metropoli.

Parlare di agricoltura a Roma e valorizzare questo comparto vuol dire incidere su molte e diverse tematiche:

  • Cibo di qualità per tutti
  • Un aiuto nella gestione dei rifiuti
  • Tutela del territorio e ecologia urbana
  • Agricoltura per il sociale
  • Consapevolezza del cittadino- consumatore

Siamo convinti quindi che occuparsi di agricoltura a Roma non vuol dire solo occuparsi dell’agro romano, ma vuol dire occuparsi della vita di tutti i cittadini, di cosa essi mangiano, di come consumano, di quanto inquinano, della loro salute e del loro modello di vita.

Siamo impegnati per riportare più agricoltura nel centro della città ma anche nel cuore dei cittadini e per questo l’iniziativa che si presenta oggi ed i suoi promotori rappresentano per noi un importante compagno di viaggio.

AIAB – Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica AIAB è una associazione di produttori, tecnici e cittadini-consumatori.

AIAB è la messa in rete del movimento biologico e rappresenta prioritariamente gli interessi dei produttori biologici, attraverso la promozione dell’agricoltura biologica quale modello di sviluppo sostenibile, basato sui principi di salvaguardia e valorizzazione delle risorse, rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della salute di chi consuma. L’agricoltura biologica è, infatti, un modello di sviluppo per le campagne italiane alternativo all’”agricoltura industriale”, capace di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini e, in particolare, il loro approccio al metodo di produzione e al consumo. Gli interessi dei produttori biologici riguardano gli interessi dei cittadini-consumatori ed esaltano il ruolo e la funzione dei tecnici specializzati in agricoltura biologica.

AIAB svolge da tempo un’intensa attività nel campo dell’Agricoltura Sociale (AS), considerandola come l’espressione dell’innovazione del sistema agricolo e delle politiche di Welfare del Paese. Dal 2008 ha promosso la prima Rete delle Bio fattorie sociali per valorizzare il potere rigenerativo del lavoro agricolo, ed è attualmente tra i promotori e membri del Coordinamento del Forum Nazionale dell’Agricoltura Sociale. Ha portato avanti numerosi progetti in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali e con il Ministero di Giustizia volti a promuovere iniziative di carattere educativo e professionale e a favorire l’integrazione sociale e lavorativa nel settore agricolo dei detenuti (anche minorenni) e delle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione.

Istituto Tecnico Agrario Statale Garibaldi

Paola Fioravanti

Quante volte abbiamo sentito l’invito a rispettare la natura? Ma ormai “rispetta la natura” è diventato solo uno slogan senza anima. Lo vediamo andando in giro, strade sporche e dissestate, rifiuti gettati dove capita, macchine parcheggiate se non sugli alberi sulle piazzole riservate agli alberi e … via dicendo. E allora? Come riparare a tale disastro? Le responsabilità di questa situazione, anche se in parte imputabili ai responsabili del Comune, ricadono anche sull’ignoranza e l’incuria di chi non rispetta il suolo dove vive.

Alla luce dell’esperienza maturata in tanti anni passati ad analizzare e valutare acque, terreni e prodotti alimentari, così come dello spettacolo del degrado ambientale del quale spesso siamo spettatori impotenti, legato ad una cattiva se non pessima gestione delle aree pubbliche sempre più cementificate e tolte alla natura, ad un fatalismo imperante per cui tutto è inutile, trovo di estremo interesse il progetto “Coltiviamo la città”

Solo l’dea di avere uno spazio, in ambito urbano e facilmente raggiungibile, in cui poter produrre ed imparare a conoscere quello che mangiamo, con la partecipazione e la verifica dei metodi utilizzati per tale attività, oltre ad avere un forte impatto e coinvolgimento per tutti coloro che non si danno per vinti e che vogliono vivere al meglio la propria città, potrà diventare un centro di formazione per una figura nuova di consumatore attento e consapevole di tutta la cultura che esiste dietro la produzione agricola, dal semplice cespo d’insalata, alla coltivazione degli alberi da frutto, alla produzione estiva ed invernale, dell’importanza dell’ambiente che ci circonda che deve diventare sempre più ecosistema (altra parola spesso usata ed ab-usata), perché solo così avremo prodotti diversi, non massificati e con caratteristiche salutistiche ed organolettiche di qualità, per uno stile di vita sempre più integrato con il territorio ed il benessere ad esso connesso.

Paola Fioravanti Laureata in Chimica all’Università LA SAPIENZA di Roma nel 1973, è stata da sempre impegnata nell’analisi e valutazione del settore delle 3 A: Ambiente, Agricoltura, Agro-alimentare, rivestendo incarichi di prestigio, quale Direttore Responsabile del Laboratorio di Chimica ed Industrie Agrarie, dell’ITAS “G.GARIBALDI”, tanto che oggi si può considerare una professionista che opera in Italia ed all’Estero, nei suddetti settori, spaziando “dal campo alla tavola”.

Infatti l’interesse per la sana alimentazione, ottenuta consumando cibi prodotti con metodi rispettosi dell’ambiente, delle zone di origine e della salute umana, l’ha portata a rivestire il ruolo di Presidente dell’U.M.A.O. (Unione Mediterranea Assaggiatori Olio), associazione “no profit” che ha come obiettivo primario la promozione e la difesa della cultura dei prodotti tipici e tradizionali di qualità.

In tale veste ha partecipato ad incontri, seminari, convegni dove venivano dibattute le problematiche inerenti ai settori citati e continuamente organizza corsi di formazione che vanno dalla corretta applicazione delle pratiche agronomiche su coltivazioni diverse: sesti d’impianto, fertilizzazione, irrigazione, potatura e inerbimento; dalle tecniche di trasformazione dei prodotti agricoli al riconoscimento delle caratteristiche sensoriali dei prodotti finiti.

Tema: Biodiversità e giardini

Maria Cristina Leonardi

Nel mio intervento spiegherò come questo progetto rientri nella tradizione romana dei giardini antichi quale esempio di giardino familiare.

Infatti sin dall’epoca antica i Romani hanno sempre considerato la coltivazione dei giardini, intesi come horti, di estrema importanza e nobiltà come dimostra il dialogo costante con le forze della natura sotto forma di divinità che tutelassero il buon esito del raccolto e aiutassero a migliorare l’aspetto del giardino con la scelta di piante, arbusti, fruttiferi e fiori ornamentali.

Questa cultura dei giardini ha origini greche; difatti Epicuro acquistò ad Atene nel 307 a. C. una casa con giardino dove istituì i suoi precetti liberi. Così nacque il mito della “rus in urbe” cioè della campagna in città. Nell’Ellenismo si creeranno i modelli verdi (padiglioni nel verde) che determineranno il rapido passaggio dall’hortus coltivato (giardino nutritore) agli horti di diletto.

L’idea essenziale della parola “hortus” nella civiltà antica latina e romana è “recinto”: terreno-recinto della casa che passava di diritto all’erede ,infatti poi designata “heredium”. Per Cicerone l’hortus ,che era un terreno destinato allo sfruttamento alimentare, costituiva “la seconda dispensa”. All’hortus fu connesso un significato religioso con credenze naturalistiche documentate da culti arcaici tributati a divinità che incarnavano la forza della natura (Flora, Pomona; divinità dei giardini come Anna Perenna, Dea Dia, etc.). Il Lare è una delle più antiche forze divine della natura ed è il protettore degli uomini e dei loro beni più cari tra cui l’heredium:l’antico giardino nutritore. Anche nell’antica Roma si passerà dall’hortus –giardino nutritore agli horti – giardini di diletto: il primo parco aristocratico romano fu quello di Scipione l’Emiliano nel II secolo a.C.

Roma fu eccezionalmente ricca di giardini fin dall’epoca repubblicana: dentro le mura erano state destinate a verde pubblico vaste aree nei luoghi particolarmente frequentati dalla comunità. In genere lo spazio era diviso in Viridarium,in cui erano posti alberi sempreverdi, e Pomarium in cui erano posti i fruttiferi. Seguivano il Violarium che accoglieva fiori di diverse essenze e il Rosetum in cui erano coltivate separatamente le rose considerate sacre . Ma il vero giardino della casa romana era raccolto nello xystus, cioè il luogo dove erano poste e coltivate piante fruttifere e ornamentali, decorato con specchi d’acqua e statue.

Durante il Medio Evo furono i monaci benedettini a strappare dall’incuria i giardini romani: le vigne, gli oliveti, i frutteti e gli orti posti al centro dei chiostri o cinti da mura (hortus conclusus) annessi al monastero fornirono uno schema esemplare di coltivazione ortofrutticola per tutto il Medio Evo. Sotto il papa Leone III (inizi sec. IX) esistevano a Roma venti conventi di monache, quaranta di frati e sessanta di canonici. Il giardino arabo, fiorente in Spagna, condizionò molto i giardini italiani e romani, rappresentando l’esempio più valido dell’arte dei giardini fino all’avvento del Rinascimento. Gli arabi erano maestri nella coltivazione di olivo, cedro, limone, arancio, albicocco, pesco; infatti proveniva dalla Spagna la pianta di arancio portata da San Domenico e piantata nel monastero di S. Sabina all’Aventino.

Nel Rinascimento si assiste a un rinnovamento nell’arte dei giardini romani il cui artefice fu Nicolò V, uomo dottissimo che nel 1447 creò sotto il palazzo del Vaticano un giardino che raccoglieva piante rare e di maggior uso, ornato di fontane e utilizzato anche per l’insegnamento della botanica. Da lui iniziò quella collaborazione con gli artisti toscani portatori di idee rinnovatrici, che fecero magnifici i giardini rinascimentali di Roma fino al 1600.

In questo periodo nasce la composizione geometrica degli spazi contigui alla residenza come separazione dal Selvatico con i suoi motivi plastico-narrativi, tipici dei giardini cinquecenteschi, a cui si aggiunge il tema di giardino–museo decorato con bassorilievi e statue antiche emerse durante i lavori. Il giardino si associa così all’opera di abbellimento del luogo divenendo una componente essenziale della sua attrattiva. La costruzione è quindi ispirata a un interesse comunitario e la conservazione sarà il contributo morale del signore e il decoro della sua città.

Sempre nel ‘500 nasce la rivendicazione di un giardino che fosse espressione di una bellezza terrena quale poteva essere offerta dalla coltivazione dei campi: “La grande arte della Agricoltura” come viene definita nei trattati cinquecenteschi. In questa nuova ottica i giardini della città saranno importanti perché riproporranno tra le mura urbane la bellezza del paesaggio agricolo, mantenendo la valenza estetica. La conclusione dell’antitesi “natura”-“arte” sarà dunque una natura diversa, migliore, che vuole infondere al giardino anche valori morali: nella bellezza del giardino l’uomo può riscoprire la propria felicità interiore in armonia con l’universo.

Maria Cristina Leonardi Agronoma Paesaggista. Specializzatasi in Architettura del Paesaggio dopo una laurea in Scienze Agrarie, ha sempre rivolto una particolare attenzione alla biodiversità vegetale nei suoi progetti paesaggistici, nelle pubblicazioni e nell’attività di ideatrice e curatrice di manifestazioni del settore come la mostra di vivai collezionisti “La Conserva della neve” che da dodici anni promuove e divulga la biodiversità delle piante ornamentali e ortive.

Tema: Arte contemporanea

Ludovico Pratesi

La presenza dell’arte contemporanea all’interno del progetto Coltiviamo La Città è un punto fondamentale per la creazione di uno spazio dove natura, ambiente, cultura, sport e tempo libero danno vita ad un luogo unico a Roma. Sulla falsariga di esempi felici come il progetto High Line di New York, dove un percorso pedonale sospeso tra i grattacieli di Manhattan realizzato al posto di una linea ferroviaria in disuso è stato trasformato in un’esperienza unica, non solo paesaggistica ma anche e soprattutto culturale ,grazie alla presenza di opere d’arte contemporanea realizzate in situ, la presenza dell’arte di oggi è fondamentale per qualificare il progetto e garantire una fruibilità non solo locale ma anche turistica.

Si propone pertanto di commissionare ad artisti italiani delle ultime generazioni di fama nazionale o internazionale dodici opere di arte pubblica che interpretino una serie di tematiche, tra le quali:

la storia della città

il giardino all’italiana

aree di gioco per bambini

fontane e giochi d’acqua

meridiane e quadranti solari

torri e osservatori

Ogni artista potrà essere “adottato” da un’azienda coinvolta nel progetto, che fornirà i materiali necessari per realizzare l’opera e un piccolo budget ad hoc. Ogni opera verrà accompagnata da una didascalia con tutte le informazioni sull’opera, leggibili anche attraverso Ipad e Iphone. Una volta realizzate le opere, verrà prodotto un depliant su carta ecologica con il percorso d’arte, introdotto da un testo del curatore del progetto.

Ludovico Pratesi (Roma, 1961), è critico d’arte e curatore. Collabora dal 1985 con il quotidiano “la Repubblica”, con Flash Art, Exibart e Artribune. Dal 1995 al 2010 è stato consigliere d’amministrazione dell’Ente Quadriennale d’Arte di Roma. Dal 2000 è Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro.Dal 2003 è membro del Consiglio direttivo dell’AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani). Dal 2009 al 2011 è stato curatore di Palazzo Fabroni a Pistoia. Ha pubblicato i volumi L’arte di collezionare arte contemporanea (Castelvecchi, 2010) e New Italian Art. L’arte italiana delle ultime generazioni (Castelvecchi, 2012).

Bike Square

Giuseppe Teano

Le Bike Square sulla Tangenziale. Est!

Un progetto avveniristico, funzionale e …poetico. Per un luogo diverso e possibile.

Da Batteria Nomentana alla Stazione Tiburtina una “lunga spiga verde”, una striscia green lunga quasi 2000 metri, di giardino agronomico, percorsi pedonali, punti di svago e di ristoro, autosufficiente da un punto di vista energetico.

E con un’attenzione speciale alla ciclabilità, con percorsi ciclabili punteggiati da Bike Square. La piazza delle biciclette!

Bike Square come luogo di aggregazione e proposta. Così come ormai viene vissuta da tanti cicloattivisti romani Piazza S. Silvestro -Bike Square . La piazza delle biciclette nel cuore di Roma!

A testimoniare della bici l’elemento identitario e lo strumento intermodale per una nuova mobilità.

A definire un’identità che parta dalla ciclabilità e arrivi ad un rinnovato modello di città.

Bike Square individuata come perno identitario. E di sviluppo. E di aggregazione. In primis culturale. A ridisegnare una semantica urbana. Dando, cioè, un significato diverso alla condivisione dello spazio urbano.

Condivisione e riqualificazione così ben evidenziata dal progetto dell’ Arch. Nathalie Grenon. A ridefinire di un luogo controverso una qualità del vivere e …del respirare inedita, sorprendente e inaspettata. Dopo anni di sogni e fantasie passati fantasticare di un luogo diverso e che adesso potremmo vedere realizzato.

Un’ oasi di verde, non solo. E non fine a se stessa, però. Ma funzionale e di indubbio perno intermodale. Collegata a corsie ciclabili per arrivare a S.Lorenzo, La Sapienza. E da lì a Porta Pia affrontando poi la Ciclabile Nomentana.Subito!!!

Respirando con gioia. Percorrendolo con animo e polmoni liberati, quell’Est-agono L'”Est-agono” secondo la bizzarra espressione che ho coniato.

Riqualificazione urbana e bici, Bici come volano emotivo, strumento di mobilità, e identità culturale.

A farci sentire tutti (tutti! ) ciclisti e cittadini. Partecipi. E coinvolti.

Partendo da un est della propria città. E pedalando per “luoghi diversi e possibili”. A renderci tutti, ciclisti e cittadini, “responsabili della bellezza del mondo”!

Giuseppe Teano Studioso di sociologia. Proveniente da varie esperienze di formazione e approfondimento di tematiche legate all’impegno socio-culturale. Opera attualmente nel campo del cicloattivismo. Persuaso che il fattore identitario dell’andare in bici rappresenti un volano emotivo e concreto di condivisione reale dello spazio urbano e sociale delle nostre città.

Orticoltura e disagio psichico

Guido Valentini (Progetto Itaca)

Progetto Itaca Roma è un’Associazione di Volontariato fondata nel 2010 ed opera nell’ambito della Salute Mentale attraverso servizi completamente gratuiti ai malati psichiatrici e alle famiglie. Riguardo le attività di riabilitazione, il Progetto Itaca Roma ha avviato il programma Clubhouse, un centro in cui è possibile lo sviluppo dell’autonomia socio-lavorativa di giovani (età di inserimento compresa tra i 18 ed 35 anni) con storie di disagio psichico.

Club Itaca Roma è un centro di riabilitazione psichiatrico gratuito, diurno, non sanitario, gestito con la formula del circolo, in cui i Soci (ovvero gli utenti) lavorano all’interno di varie unità organizzative. Tutte le attività sono finalizzate al recupero del ritmo di vita e della sicurezza; vengono sviluppate capacità sociali e abilità specifiche al fine di accrescere l’autonomia della persona e, quando sono pronti, affrontare un lavoro esterno.

Progetto Orticoltura – Dopo le creazione delle aiuole a Settembre 2012 e una prima sperimentazione da parte dei soci e dello staff di alcune coltivazione (vari tipi di insalate), ha avuto inizio il Corso di Orticoltura tenuto da una volontaria specializzata proprio nel giardinaggio e nella gestione dell’orto. Le prime attività hanno riguardato l’acquisto di nuove attrezzature, la creazione di un semenzaio, la cura e la manutenzione del terreno delle aiuole da usare per le successive colture in base alla disponibilità stagionale. Sono state acquistate al vivaio e piantate la misticanza, la catalogna, il radicchio, la bietola rossa e verde, il cicorione.

La filosofia operativa del progetto è incentrata sulla partecipazione attiva del disabile psichico nel proprio progetto riabilitativo per renderlo, in tempi non lunghi, più coinvolto negli affetti famigliari, amicali, nelle occasioni di lavoro e cioè in una vita accettabile.

Con il programma di ‘orticoltura’ i risultati ottenuti sono di far uscire dal suo isolamento la persona con disagio psichico e, migliorando le sue condizioni, egli peserà meno sulla società. In altri termini da assistito si trasforma in persona attiva che sa gestirsi e rendersi utile, migliorando la propria condizioni arrivando a partecipare all’attuazione del proprio progetto individuale di riabilitazione sociale e lavorativa.

Una colonna portante del progetto è di valorizzare le risorse della persona, attraverso la partecipazione a tutte le attività dell’orticoltura e così affrontare la cronicità della malattia, per ricostruire un buon ritmo di vita, per sviluppare sicurezza, autostima ed abilità specifiche, ricostruendo relazioni positive con colleghi, amici e con la famiglia con l’aiuto dell’Associazione.

Associazione Progetto Itaca Roma E’ un’Associazione di Volontariato fondata nel 2010 ed opera nell’ambito della Salute Mentale attraverso servizi completamente gratuiti ai malati psichiatrici e alle famiglie. L’Associazione si ispira a Progetto Itaca Milano, fondata nel 1999 e dalla quale ha appreso il know how adottandone a pieno il modello operativo e il sistema funzionale. Le attività dell’Associazione nascono dall’esigenza di rispondere al bisogno, sempre più crescente, di tutte le persone che quotidianamente vivono il disagio psichico e rischiano di essere soli per affrontarlo.

L’Associazione è iscritta al Registro Regionale Generale del Volontariato della Regione Lazio con determinazione N.4052 del 4/10/2010.

Opera in accordo con l’Associazione Progetto Itaca di Milano e con le sedi di Asti, Firenze, Genova, Parma e Palermo.

Ad un certo punto nella vita di una persona può verificarsi una grave crisi mentale che condiziona seriamente la carriera lavorativa e le relazioni sociali. Le malattie mentali sono molto più diffuse di quanto si pensi, infatti una persona su quattro ha sperimentato un disturbo mentale nel corso della propria vita (depressione, attacchi di panico, stati d’ansia acuta, ecc…), con ripercussioni enormi sulla qualità della vita personale e della propria famiglia, oltre a comportare costi, diretti e indiretti, assai elevati per la Società.

Il programma dell’Associazione Progetto Itaca, offre un APPROCCIO a RETE INTEGRATA che opera in sostegno del paziente, delle famiglie ed in parallelo (mai in sovrapposizione) alle azioni delle strutture pubbliche. L’Approccio a Rete Integrata, messo appunto da Progetto Itaca, si è rivelato particolarmente efficace nella relazione di aiuto per chi soffre di un disagio mentale e per la sua famiglia

Tra le sue finalità l’Associazione, offre servizi completamente gratuiti e propone:

– di informare i pazienti, le famiglie, l’opinione pubblica sui disturbi della salute mentale;

– di indirizzare presso strutture specialistiche pubbliche idonee le persone affette da disturbi mentali favorendo il rapporto iniziale tra paziente e strutture sanitarie;

– di offrire un servizio di risposta telefonica di informazione a sostegno delle famiglie e che ha l’obiettivo di individuare difficoltà e bisogni, oltre a quello di alleviare il senso di isolamento dei familiari causato dalla convivenza con il malato;

– la formazione di gruppi di auto-aiuto per le persone sofferenti e i loro familiari, in cui volontari e famiglie si incontrano per confrontare le loro esperienze e quindi aumentare la capacità di risposta al disagio della famiglia;

– l’organizzazione di corsi e incontri a carattere scientifico e didattico, rivolti a volontari, a Associazioni presenti sul territorio, ai pazienti e ai loro familiari, agli operatori scolastici e, per la diffusione delle conoscenze, ai genitori degli alunni delle Scuole Medie Superiori;

– contribuire, attraverso azioni specifiche, ad assicurare il rispetto e la tutela dei diritti delle persone affette da disturbi della salute mentale;

– due edizioni annuali del corso Famiglia a Famiglia, per la formazione dei genitori e parenti con casi di malattia mentale in famiglia;

– la Clubhouse; ovvero, una struttura diurna gestita con la formula del club dove giovani affetti da malattia mentale grave trascorrono la giornata organizzati in unità di lavoro.

Il verde in città

Giuseppe Carrus – Francesca Federico – Sabine Pirchio

Gli spazi verdi svolgono un ruolo chiave nel miglioramento del benessere percepito dai cittadini in ambiente urbano (Knopf 1987, Hartig 1993, Peron et al. 2002, Hernandez & Hidalgo 2005, Miller 2006, Fuller et al. 2007). I meccanismi attraverso cui questi spazi influiscono sul benessere sono molteplici e riguardano, ad esempio: la riduzione dell’inquinamento atmosferico (Nowak 1994, McPherson & Simpson 1998); il miglioramento del microclima urbano (Lafortezza et al. 2009, Dentamaro et al. 2010); la stimolazione dell’esercizio fisico (Takano et al. 2002, Pretty et al. 2005); l’aumento della coesione sociale (Coley et al. 1997, Kuo 2003); la riduzione dello

stress (Ulrich 1983, Ulrich et al. 1991, Grahn & Stigsdotter 2003, Van den Berg et al. 2007).

Agli spazi verdi sono, inoltre, attribuiti una serie di benefici psicologici e rigenerativi derivanti dall’esperienza diretta con la natura (o dalla sua semplice visione). Tali benefici possono essere spiegati secondo teorie note in campo di psicologia ambientale: Teoria della Riduzione dello Stress – SRT (Ulrich 1981, Ulrich 1983, Ulrich et al. 1991) e Teoria della Rigenerazione dell’Attenzione – ART (Kaplan & Kaplan 1989, Kaplan 1995). In generale, gli ambienti caratterizzati da un’elevata presenza di elementi naturali offrono maggiori opportunità di rigenerazione delle risorse cognitive e delle capacita psicofisiche rispetto ad ambienti artificiali (Berto 2005, Hartig et al. 2003, Herzog et al. 2002, Kaplan 2001, Laumann et al. 2001, Moore 1981, Peron et al. 2002, Purcell et al. 2001, Tennessen & Cimprich 1995, Ulrich 1981, Ulrich 1984, Ulrich et al. 1991).

Altri autori (ad es., Bagot 2004, Tenngart,Ivarsson & Hagerhall 2008, Peron et al. 2002) hanno evidenziato come anche ambienti caratterizzati da una combinazione di elementi naturali e artificiali (ad es. parchi urbani, giardini pubblici, strade alberate ecc.) sono in grado di rigenerare i fruitori. Tali risultati sono supportati, in particolare, dalla teoria“ART” in cui si attesta l’importanza di ambienti naturali facilmente accessibili, quali spazi verdi urbani, nel recupero dell’attenzione diretta (Kaplan 1973, Kaplan 1992). La teoria ART e i risultati di alcune ricerche (Herzog & Kutzli 2002, Van den Berg & Ter Heijne 2005) affermano, infatti, che il processo di rigenerazione può avvenire anche in ambienti non propriamente naturali, es. aree urbane (Scopelliti & Giuliani 2005).

Infine i luoghi naturali risultano essere preferiti,in linea con il loro potere rigenerativo, indipendentemente dall’età e dalla familiarità con il luogo dei soggetti (Hernandez et al., 2001; Berto et al., 2002).

Giuseppe Carrus (Dipartimento di Studi dei Processi Formativi Culturali e Interculturali nella Società Contemporanea, Università degli Studi Roma Tre). Nato a Cagliari il 14 Febbraio 1973. E’ ricercatore di Psicologia Sociale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, Università Roma Tre, e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Psicologia dell’Interazione, Comunicazione e Socializzazione presso la Sapienza Università di Roma. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la Psicologia Sociale ed Ambientale. E’ autore di più di 50 pubblicazioni nazionali e internazionali, tra articoli in riviste con referee, volumi e capitoli in volumi collettivi. E’ membro del Board della IAPS (International Association for People – environment Studies) della IAAP (International Association of Applied Psychology), e della Sezione di Psicologia Sociale della AIP (Associazione italiana di Psicologia). Ha curato la sezione di “Psicologia Ambientale” all’interno della Encyclopedia of AppliedPsychology (Elsevier/Academic Press, 2004).

Svolge periodicamente attività di revisione di articoli scientifici per varie riviste internazionali, tra cui:

– Journal of Environmental Psychology

– Landscape & Urban Planning

– Urban Forestry & Urban Greening

– Human Ecology Review

– Society and Natural Resources

Ha svolto attività di reviewer per conto dell’ANVUR (Agenzia Nazionale per la Valutazione della Ricerca) e del Ministero della Scienza, Tecnologia e Istruzione Superiore del Portogallo.

Ha coordinato e partecipato a numerosi progetti di ricerca finanziati a livello nazionale e internazionale. In particolare:è coordinatore del gruppo italiano nel progetto UE-FP7 2013-2015 “GLAMURS – Green life styles, alternative models and upscaling regional sustainability”, finanziato dall’Unione Europea; è stato coordinatore nazionale del progetto PRIN 2007 “ASPEN – Analisi degli aspetti percettivi ed ecologici delle risorse forestali in ambito perirubano e territoriale”, finanziato dal MIUR; ha partecipato al progetto “INTERFACE – Integrative research on forest areas, citizens and urban environments” finanziato nell’ambito della British- Italian Partnership Programme for Young Researchers 2005-06 da British Council / MIUR / CRUI.

Francesca Federico è ricercatrice presso il settore disciplinare M-PSI/04 e afferisce al Dipartimento di Psicologia dei processi di Sviluppo e Socializzazione dell’Università la Sapienza di Roma. Ha conseguito nel 2004 il titolo di dottore di ricerca in Psicobiologia e Psicofarmacologia, nel 2009 il titolo di dottore di ricerca in Scienze Neurologiche applicate ed è specialista in Analisi Bioenergetica. Si è laureata con lode nel dicembre 2001.

Nel 2007-2008 è stata consulente di Psicologia dello Sviluppo per il canale satellitare Sat2000.

Nel 2008-2013 è stata formatrice per il percorso di base della formazione delle educatrici dei nidi comunali e in convenzione presso “Roma Capitale”.

I suoi ambiti di ricerca si focalizzano sui vari aspetti delle funzioni cognitive che ha cominciato a studiare sull’animale. Ha condotto studi sullo sviluppo dell’attenzione sociale, dall’infanzia lungo l’arco di vita.

Recentemente i suoi interessi abbracciano anche lo studio della matematica dal punto di vista dell’embodiment cognitivo, focalizzandosi sullo sviluppo del finger counting.

Sabine Pirchio è laureata in Psicologia e dottore di ricerca in Psicologia dell’Interazione della Comunicazione e della Socializzazione, dal 3 gennaio 2005 è ricercatrice universitaria in Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell’Educazione (M-PSI/04) e dal 1 novembre 2008 alla Facoltà di Psicologia 1 dell’Università di Roma “La Sapienza” presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica.

Ha coordinato il progetto europeo “Let’s become a bilingual family” (2010-2012) e sta coordinando il progetto “School and Family Together for the integration of immigrant children” (2012-2015) finanziati dal Lifelong Learning Programme

E’ autrice di pubblicazioni nazionali e internazionali sui temi su cui si concentrano i suoi interessi di ricerca:

− insegnamento e apprendimento precoce delle lingue seconde e straniere

− linguaggio e sviluppo atipico: la relazione tra gesti e parole, l’uso del format narrative per l’educazione speciale

− integrazione dei bambini immigrati nella scuola primaria e dell’infanzia

− ruolo dell’ambiente fisico nel comportamento e nel benessere dei bambini al nido e nella scuola dell’infanzia.

− educazione ecologica

Crescere come un giardino – La Rete 100 classi e il Progetto “Coltiviamo la scuola”

Nadia Petrucci, Dirigente Scolastico dell’IIS Confalonieri – De Chirico di Roma

Un testo fondamentale per rappresentare la metafora del rapporto fra spazio verde e crescita della personalità è a mio parere Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett, il cui filo conduttore è costituito simbolicamente dalla trasformazione del giardino di un’antica dimora nobiliare, abbandonato e proibito a causa di antichi pregiudizi, che rinasce a nuova vita attraverso le cure di tre bambini, aiutati da una giovane governante e da un vecchio giardiniere: centrale è la vicenda di Colin, il bambino recluso a causa di un’ipotetica malattia ereditaria, che scopre e reclama, attraverso l’accesso al giardino, di essere sano e partecipe del processo di crescita. Viviamo in una società in cui gli adolescenti tendono a rinchiudersi nello stesso ruolo di Colin, imprigionati dagli adulti in una sorta di male ereditario che distrugge ogni speranza di futuro: il giardino e l’azione del coltivare diventano quindi la metafora potente della necessità di mettersi in gioco, superando i pregiudizi e confrontandosi direttamente con la realtà, entrando nel processo che naturalmente spinge la vita a rinnovarsi costantemente e progettando il proprio futuro con coscienza e competenza, anziché vagheggiare illusioni e paure indotte dal mondo esterno. Non dobbiamo pensare che questo rapporto fra uomo e ambiente sia semplice, in una società in cui il contatto con i processi naturali è spesso solo teorico o mediato dalla retorica, ma non c’è scelta. Anche la neurodidattica, studiando il rapporto fra il processo cognitivo e lo sviluppo fisiologico del cervello, sta dimostrando come l’apprendimento non sia una conseguenza, ma piuttosto la causa che definisce la struttura cerebrale, quindi soltanto riportando gli adolescenti alla loro natura di esseri umani e partecipi di un processo naturale, che la cultura insegna ad interpretare e dirigere a beneficio della natura stessa e dell’umanità, è possibile stabilire un equilibrio che è alla base di una concezione costruttiva della vita, formando menti creative, inclini alla collaborazione e alla crescita continua. Si tratta di un mandato che spetta in primo luogo alla scuola concepita come laboratorio, ambiente di apprendimento finalizzato alla formazione dell’essere sociale e del cittadino, tenendo presente che, proprio perché siamo nell’epoca della realtà virtuale, i nostri adolescenti hanno bisogno di confrontarsi con la realtà concreta, molto più di quanto ne avessimo bisogno noi alla loro età, per conoscerla e rappresentarla.

Il Confalonieri – De Chirico ci concede la fortuna di lavorare in una scuola immersa in un’area verde e di grande rilevanza storico-archeologica, dotata inoltre di un proprio spazio esterno da valorizzare a scopo formativo e a vantaggio del quartiere: è con questo spirito che abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di subentrare come scuola polo della Rete 100 classi e di promuovere il progetto “Coltiviamo la scuola” come attività complanare del Progetto “Coltiviamo la città”, rivalutando a scopo formativo gli spazi verdi della scuola e dedicando un’area verde interna all’edificio scolastico alla creazione di un viridarium che si congiunga culturalmente e idealmente alla tradizione degli studi scientifici, area comune di approfondimento, e alla storia dell’architettura di cui il Liceo Artistico De Chirico è portatore, nell’ambito dell’indirizzo di Architettura e ambiente, mentre la specificità dell’indirizzo pubblicitario dell’Istituto Professionale Confalonieri consentirà di curare l’aspetto della comunicazione.

Nadia Petrucci, Dirigente dell’ Istituto Istruzione Secondaria II grado IIS Confalonieri – De Chirico di Roma

Laurea in lettere classiche conseguita con lode nell’AA 1982/83 presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, discutendo la tesi “Per un elenco di abbreviazioni di CIL, VI”, su un esperimento di catalogazione informatizzata dei testi epigrafici. Diploma di Perfezionamento in Archeologia conseguito con lode nell’ AA 1987/88 presso l’Università La Sapienza di Roma, discutendo la tesi “Per una definizione del concetto di falso epigrafico: teoria e saggio d’applicazione sui materiali urbani”.

Oltre all’insegnamento di Materie letterarie, Latino e Greco, ha collaborato con Università e Musei per: la costituzione di un archivio della pittura bizantina in; la schedatura e pubblicazione di materiale; la costituzione di un catalogo informatico di beni archeologici conservati nelle Collezioni del Comune di Roma; la pubblicazione di schede epigrafiche nei cataloghi del Museo Nazionale Romano (Palazzo Massimo) e dell’Antiquarium comunale delle Scuderie Aldobrandini a Frascati; ha collaborato inoltre a numerosi Progetti di innovazione didattica, realizzando un ipertesto didattico sui reperti archeologici conservati nell’Antiquarium Comunale del Celio; provvedendo alla stesura di schede di grammatica latina con esercizi nell’ambito del Progetto Puntoedu Studenti (INDIRE) e collaborando ai Progetti Radici del Presente, sull’utilizzo del Museo come laboratorio didattico, e Innovation Design dei Processi educativi scolastici, sull’innovazione didattica determinata dall’utilizzo delle nuove tecnologie.

Docente o relatore in numerosi seminari e convegni di antichità classiche e di didattica, collabora con le riviste didattiche “Civiltà dei Licei” e “Scholia”, è autrice di un’ampia serie di pubblicazioni in ambito archeologico, antiquario e didattico, tra cui il più recente saggio “Insegnare oggi Greco e Latino. Appunti per una Neurodidattica delle Lingue Classiche”, pubblicato online in Amazon a settembre 2013.

Associazione RES Ricerca Educazione Scienza

Carlo Lanza (Vicepresidente)

La lingua italiana abbonda di metafore, e di usi figurati. L’uso figurato del termine ‘radici’, ormai di moda, ne è esempio forte (e controverso). Esso accosta concetti immateriali e sfuggenti – come ad es. tradizione e identità – alla corporeità e suggestività del concreto: la terra, il nutrimento, la stabilità, l’accrescimento ininterrotto e senza strappi dell’organismo. Natura non facit saltus: era questo uno slogan della fine dell’Ottocento, quando si credeva nel progresso umano lento, graduale, perpetuo, ineluttabile. Ma anche ‘cultura’, è ben noto, ha origine affine, e non inganni la differenza della vocale: cultura, coltura. Sicché, a pensarci, è alquanto singolare l’espressione ‘radici culturali’, in cui si sommano due termini che rinviano entrambi, nel significato originario non figurato, alla stessa dimensione agreste.

Vengo al punto. In un orto o in un giardino si trovano ‘radici’ e‘colture’ non metaforiche che ci possono avvicinare, queste sì, concretamente alla tradizione, all’identità nei confronti del luogo in cui viviamo, a un passato anche remoto. Rovesciamo la successione storica dell’uso della parola (‘cultura’ col significato di ‘sapere’, ‘istruzione’, ‘conoscenza’, nasce, nella lingua latina, da ‘coltivazione’. Cicerone, in Tuscolane 2.13, scrive che il campo fertile non può dar frutti senza cultura, così come l’anima non può darne senza doctrina, e aggiunge che cultura dell’anima è la filosofia: ut ager quamvis fertilis sine cultura fructuosus esse non potest, sic sine doctrina animus … Cultura … animi philosophia est): noi possiamo dire oggi che la ‘coltura’, dei campi, degli orti, dei giardini, deve scoprire o riscoprire con decisione la ricchezza‘culturale’ che le è propria.

Educazione e tradizione si possono suscitare o rafforzare attraverso la realizzazione e la coltivazione di orti e giardini: la cura, l’attesa paziente dei frutti sperati, le tecniche… Formazione dei giovani; rispetto e valorizzazione della sapienza e della riflessività dei vecchi: questo insegna, tra l’altro, la terra. Le generazioni si incontrano. E se ciò è necessario in campagna tanto più è necessario in città. Di qui l’utilità, o forse l’urgenza, di riutilizzare a tal fine spazi urbani disponibili. Insieme con il recupero della città di stampo ottocentesco, paritaria, gradevolmente percorribile a piedi.

Quanto io voglio qui sottolineare, inoltre, è che la cura di orti e giardini ci può accostare perfino al mondo classico, ai Romani antichi: un passato che bene o male ci appartiene, e che compete a noi più che ad altri di ‘coltivare’, ratione loci. Gli antichi erano per molti aspetti diversissimi da noi, eppure ci sono immagini, sapori, profumi, tecniche, che ci avvicinano, ci affratellano prepotentemente a loro: e allora ci ricordiamo come bastino non più di 25 nonagenari, che si succedano nel tempo trasmettendosi via via esperienze e saperi, per farci giungere a ritroso all’età di Augusto, e ancor meno per ritrovarci contemporanei di Diocleziano. La terra ci aiuta. Ricreare dal vivo, almeno in parte, il giardino riprodotto nell’affresco della villa di Livia a Prima Porta, ora al Museo Nazionale Romano, con le sue oltre venti varietà di alberi, arbusti, piante ornamentali, fiori, morfologicamente ben riconoscibili (tra essi, per altro, non compare il farro, frumento coltivato dall’uomo fin dal neolitico, elemento caratterizzante del più antico e solenne matrimonio romano); dare un saggio alimentare dei prodotti agricoli che l’uomo Romano degli inizi del quarto secolo consumava, e che l’Edictum de pretiis rerum venalium del 301 d.C. inventaria tutti, puntigliosamente: questo ci avvicinerebbe alle nostre ‘radici’ più di ogni bel discorso ex cathedra. Per tornare un attimo alla villa di Livia si consideri come, pur in un ambito suburbano, quegli uomini sentissero il bisogno di affrescare un giardino in una stanza riparata, dedicata al riposo estivo, e probabilmente a dialoghi tra amici colti e raffinati, sì da sentirsi, anche allora, inseriti nella natura, integrati a essa.

Carlo Lanza Vicepresidente Associaizone RES Ricerca Educazione Scienza. Ordinario di Storia del diritto romano presso la Facoltà di Giurisprudenza della II Università di Napoli. Ha insegnato, inoltre, presso la stessa sede Fondamenti del diritto europeo e Istituzioni di diritto romano. È stato borsista CNR e ricercatore presso la Facoltà di Giurisprudenza di Roma “La Sapienza”, supplente di Diritto romano presso la Facoltà di Giurisprudenza di Genova (sede di Imperia); dall’anno accademico 2008-2009 regge il corso di Istituzioni di diritto romano, presso l’Università Link Campus, di Roma, e dal 2011-2012, presso la stessa Università, anche il corso di Storia del diritto romano. Ha soggiornato all’estero con borsa ministeriale. Ha studiato temi romanistici, toccando problematiche di teoria generale, e di storia della storiografia (iudex, patria potestas, furiosus, surdus, mutus, auctoritas, Res gestae divi Augusti, princeps, persona, capacità, res, morbus, vitium, paricidas, lex de imperio Vespasiani, potere, costituzione, “Stato”, norma giuridica, sovranità, effettività, diarchia, de Francisci, Ferrero, Bachofen, Maine, Ferrari dalle Spade, Gasparri, Savigny, Orestano, Mommsen, Bensa, Betti, La Pira, Crifò, de Marini). Fa parte del comitato scientifico della rivista “Diritto romano attuale” e della rivista “Persona”.

L’esperienza 100 classi

Giulia Ceribelli

Il mio intervento ha un duplice carattere, in primo luogo riporto la mia esperienza come studente a proposito del progetto 100 classi che mi ha visto coinvolta nel 2005. Si è trattato di un bellissimo episodio di approfondimento degli studi e accrescimento in tutti i sensi. In primo luogo la possibilità di avere un confronto con studenti del mio stesso istituto e con quelli di un liceo di un’altra città. Molte esperienze, idee e interessi differenti che si sono potuti relazionare e conoscere e che hanno portato a un ampliamento non solo delle mie conoscenze scientifiche ma della mia percezione della vita. Son stati sei giorni molto istruttivi: tre presso il CNR di Roma e tre presso il Life Learning Center di Bologna. Ciascuno di noi ha condiviso casa, giornata ed emozioni con lo studente di Bologna che abbiamo e che ci ha ospitato, uno spaccato di vita di un’altra città.

Dal punto di vista scientifico è stato molto bello potersi confrontare praticamente con quel che avevamo studiato solo sui libri, poter vedere e toccare con mano un laboratorio con tutti i suoi attrezzi, poter chiedere ai professionisti di quelle materie tutti i perché e i dubbi che ci son venuti in mente nel corso del nostro sperimentare. Capire i meccanismi e le logiche che sono dietro i procedimenti. Dal punto di vista sociale è stato incredibile, estendere la scuola al di fuori delle sue mura, la collaborazione con i ricercatori, l’aiuto dei professori, lo scambio con gli altri studenti conosciuti solo di vista durante le ricreazioni o veduti per la prima volta, con un bagaglio culturale differente dal nostro. Un’esperienza nella quale noi studenti eravamo il centro, liberi di fare, di sbagliare e di capire dai nostri errori, un’esperienza di grande crescita a trecentosessanta gradi.

Facendo tesoro di questa esperienza ho affrontato il periodo universitario. Ho scelto un argomento di studi che da sempre faceva parte dei miei interessi e che oggigiorno è fortunatamente diventato sempre di maggior rilievo: l’attenzione per l’ambiente e il paesaggio, il meraviglioso paesaggio che possediamo e che purtroppo spesso viene bistrattato.

Oggi torno a far parte della Rete 100 classi, dall’altra parte, in questo magnifico progetto di giardino agronomico all’interno di una scuola, l’Istituto “Confalonieri – De Chirico vicino alle Mura Aureliane, con la possibilità per i ragazzi di riappropriarsi di un loro spazio e farlo come partecipanti attivi, potendo dire la loro e potendo affacciarsi su argomenti che conoscono di sfuggita. Sono onorata di questa opportunità che mi è stata data, fare da tutor nel processo di elaborazione e realizzazione di questa iniziativa. Trasmettere qualcosa della mia esperienza ai ragazzi e ricevere da loro innumerevoli spunti e punti di vista nuovi.

Oggi che viviamo in un contesto fortemente stratificato, molte storie aleggiano nella nostra città, molti usi e attività son cambiati e questa è una grande possibilità di riqualificazione e riappropriazione degli spazi, spazi a modello d’uomo come il parco dell’ex Tangenziale. Spazi che migliorino il nostro quotidiano, spazi che non son solo luoghi ma terreno di molteplici attività. Forse la mia è una visione troppo ottimistica ma credo che con l’impegno e la dedizione si possano ottenere bei risultati, forse differenti da quelli prefissati, penso però che le cose si possano migliorare quando vi sono persone che credono.

Giulia Ceribelli (Roma, 1988) architetta paesaggista, ha partecipato al Progetto 100 classi presso il Liceo Classico E. Q. Visconti di Roma e descritto l’esperienza nell’articolo Orientamento nelle scienze della vita: scambio culturale tra Liceo “Visconti” di Roma e Liceo “Righi” di Bologna, pubblicato in 100 classi. Una redazione diffusa per l’Europa, Roma, USR Lazio, 2007, p. 103-7. Laureata con 110 e lode presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e abilitata alla professione di Architetto Paesaggista nel 2013. Dal 2006 ad oggi ha avuto modo di collaborare e partecipare a molti concorsi e workshop nazionali e internazionali nell’ambito dell’architettura, dell’ambiente, del paesaggio e dell’arte.


Agli organizzatori della presentazione del progetto di rinverdimento della Tangenziale Est

Beti Piotto – ISPRA – Dipartimento Difesa della Natura

Ringrazio molto per l’invito. È un qualcosa di grande, coinvolgente, partecipato e sano.

Il lavoro di condivisione che avete fatto è importante perché diventeranno una spinta ed un supporto formidabili.

Ho avuto alcune perplessità tecniche, che ho manifestato ieri (mi dite però che sono superabili).

Altre cose le dico ora:

– la scelta di solo mele; io sentirei l’Arsial per sapere se le condizioni ecologiche di Roma sono quelle ideali per le mele (personalmente non ho visto molti meleti da queste parti); diversificando le specie da frutto (e cultivar) si potrebbero evitare eventuali insuccessi.

– nel recupero della ferrovia dismessa di New York (High Line) hanno fatto largo uso di erbacee spontanee (dette wildflowers, ottenute da apposite semine di miscugli), queste piante (con modestissime richieste nutrizionali) danno molta naturalità agli spazi recuperati perché l’effetto è quello di fiori di campo, prati fioriti, che ora raramente vediamo e che ricordano l’infanzia (almeno la mia in Argentina!). Lo hanno fatto anche alle Olimpiadi di Londra, coprendo circa 10 ettari con wildflowers. Perché dico questo? Per tirare acqua al mio mulino? Sì, un pochino SI: Ispra, Univ. di Catania, Univ. Pisa e CNR Pisa hanno pubblicato un volume sull’argomento. Vi lascio il link, vedete a pagina 33 foto della High Line di New York e tante info tecniche nonché un centinaio di schede di erbacee mediterranee che potrebbero essere impiegate per questi usi. Le potenzialità delle erbacee spontanee sono enormi (basti sapere che hanno bisogno di poca acqua e poche cure) ma le ditte sementiere italiane producono pochi semi di wildflowers. Per un’opera così, però, sarebbero forse pronte a una salutare mossa imprenditoriale?? ma forse SÌ!

Specie erbacee mediterranee per la riqualificazione di ambienti antropici (Ispra, Univ. Pisa, Univ. Catania, CNR Pisa)

http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/manuali-lineeguida/manuale_86_2013.pdf

Dr. Beti Piotto
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Dipartimento Difesa della Natura NAT BIO www.isprambiente.it
Via Brancati 60 – 00144 Roma